Anche questa primavera ritorna il FAI che non è altro che l’acronimo di Fondo Ambiente Italiano e non avrebbe bisogno di presentazioni ma solo di rimarcare la sua devota missione, quella di aprire bellezza donandoci luoghi desueti altrimenti inaccessibili, che proprio nelle giornate FAI di autunno e primavera possiamo toccare con mano inebriandoci di gioia e curiosa appartenenza.
Tra le varie proposte di questa ultima edizione la nostra scelta è ricaduta su Palazzo Giacomelli a Treviso, uno splendido palazzo situato dopo il Ponte Dante e il termine della Riviera del Sile dove fa capolino la contrada della Tolpada.
La posizione antistante al fiume Sile, strategica e perfetta per la causa hanno fatto si che lo slargo attiguo al palazzo, per secoli diventò il “Portello“, una banchina del porto fluviale.
Appena arrivati all’ingresso del palazzo in tarda mattinata veniamo subito presi in consegna dai volontari del FAI, che rappresentano l’anima e il corpo dell’associazione e dopo le primissime istruzioni per l’uso ci dirigono ordinatamente in fila verso l’entrata dove ci troviamo piacevolmente al cospetto di due giovanissimi ciceroni che ci “trascinano dolcemente“ verso i piani superiori del palazzo nel salone centrale che comprende in altezza anche il secondo piano, l’ambiente più rappresentativo del palazzo, dove i nostri occhi sono tutti per i pavimenti, le cornici e i soffitti, al primo piano invece si trovano le quattro sale decorate, degli Stucchi, dei Quarzi, dei Fiori e dei Giacomelli. Il disegno architettonico è attribuito all’architetto Andrea Pagnossin che tra il sei e il settecento ha lavorato alacremente a Treviso.
Prima della risalita verso gli interni del palazzo i nostri ciceroni ovviamente ci avevano sapientemente erudito circa la genesi della proprietà del palazzo con la nobile famiglia veneziana degli Orsetti a cui si devono gli albori e i primi fasti per poi passare ai Dolfin a Cestari e a Sante Gaicomelli a cui appartiene il salto nella modernità con l’importante pinacoteca densa di opere di artisti contemporanei.
La dimensione attuale di Palazzo Giacomelli è quella di essere diventata la sede di Unindustria che ne detiene anche la proprietà.
È tempo di discendere le scalinate e avviarsi sull’uscio ringraziando i volontari con il piccolo rammarico che come sempre i viaggi belli durano poco e così ci viene una piccola idea che per il momento custodiamo nel nostro scrigno dei desideri.
Instacult di Mauro Lama
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