Cresce la “GenAI Anxiety”: quasi 1 dirigente su 2 teme per il posto. Gli esperti: “La risposta non è il panico, ma la formazione sui tool”
ITALIA – La rivoluzione dell’intelligenza artificiale generativa non spaventa tanto gli impiegati, quanto i loro capi. Secondo una ricerca internazionale condotta da Espresso Communication su fonti tra cui il recente sondaggio AI at Work del Boston Consulting Group, il 46% dei manager che operano in aziende ad alta innovazione teme di perdere il lavoro a causa dell’IA. Una percentuale che scende al 34% nelle realtà meno digitalizzate, ma che in media resta comunque al 43%: quasi un dirigente su due.
Paradossalmente, i dipendenti di livello più basso – pur essendo i più esposti al rischio di sostituzione – si dichiarano meno preoccupati (36%). Una discrepanza che, spiegano gli esperti, dipende dal diverso grado di familiarità con gli strumenti: tre quarti dei manager li utilizzano regolarmente, contro appena il 51% degli impiegati.
“Chi conosce meglio le potenzialità dell’IA generativa ne percepisce anche i rischi, mentre chi la ignora rischia di restare indietro”, osservano Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice. Non a caso, aggiungono, la storia delle rivoluzioni industriali insegna che la paura cresce proprio quando la tecnologia si diffonde.
Il ruolo della leadership, sottolinea ancora il BCG, è decisivo: quando i manager sostengono apertamente l’uso dell’IA, la percentuale di dipendenti che ne ha un’opinione positiva passa dal 15% al 55%. Eppure, solo un terzo dei lavoratori dichiara di aver ricevuto formazione specifica dalla propria azienda.
Per colmare questo gap, Fiore e Viscanti hanno lanciato la Generative AI WEEK, in programma dal 17 al 21 novembre 2025 sulla piattaforma AI Play: cinque giorni di formazione gratuita e online sui principali strumenti oggi in uso, da Gemini a Midjourney, da ChatGPT a Canva e Agentspace.
“Il modo migliore per affrontare la GenAI Anxiety non è evitarla, ma imparare a usare questi strumenti in modo pratico e inclusivo”, spiegano i promotori. “Solo così l’IA può diventare un alleato capace di alleggerire i compiti operativi e migliorare la qualità del lavoro”.
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