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L’estate vincente del basket italiano

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Un’estate incredibile per la pallacanestro giovanile italiana condita da tre medaglie europee. Ma che fine fanno poi questi giovani campioni?

Un po’ in tutti gli sport gli atleti azzurri juniores stanno emergendo rispetto ai pari età del resto del mondo. Alcuni dirigenti lo chiamano l’effetto Tokyo. Ovvero i ragazzi che si sono appassionati allo sport guardando le Olimpiadi di Tokyo 2020 (anche se poi disputate nel 2021 causa pandemia). Ma non solo, in quella magica estate abbiamo vinto anche l’Europeo di calcio e con entrambe le squadre di volley.

Di certo lì qualcosa è cambiato nelle mente di tutti gli atleti. L’impossibile è diventato possibile, non basta più partecipare ma si lotta per vincere. E lo si fa divertendosi. Se i primi effetti si erano visti proprio nell’atletica e nel nuoto, questa estate verrà ricordata per essere stata la più vincente nel basket giovanile.

Le nostre squadre maschili e femminili hanno disputato sei Campionati Europei Giovanili portando a casa ben tre medaglie, in primis il magnifico oro della maschile Under 20 a Heraklion. Ma anche il bronzo delle pari età femminile a Matosinhos e dell’U18 Maschile a Belgrado. Per quanto riguarda le altre categorie, tutte sono arrivate dal sesto posto in su. Se a questo aggiungiamo il meraviglioso bronzo della Nazionale femminile Senior si può dire che per gli appassionati di basket italiani è stata davvero l’estate quasi perfetta.

Giovedì alle 20.30 contro la Grecia inizierà l’Europeo maschile Senior, un’Italia composta da veterani (pensiamo al 37enne Gallinari) ma anche da giovani speranze come il 2002 Gabriele Procida, il 2003 Matteo Spagnolo o il 2004 Saliou Niang quest’ultimo scelto al Draft NBA dai Cleveland Cavaliers ma prossimo a giocare l’Eurolega con la Virtus Bologna.

Se invece pensiamo ai nomi precedenti, entrambi giocano in Spagna, il primo al Real Madrid, il secondo al Baskonia. In Italia nessuna squadra garantiva loro un giusto minutaggio. Quello che probabilmente capiterà anche ai nostri ragazzi vincenti dell’Under 20. Quasi tutti giocano in A2 e probabilmente molti di loro si perderanno in Serie minori o andranno all’estero.

L’Italia purtroppo non è un Paese per giovani e questo lo vediamo non solo nel Basket ma anche nel calcio e nel lavoro. Pensiamo ad esempio a Simone Fontecchio, la stella della nostra squadra. Prima a Berlino, poi al Baskonia e infine in NBA. Ed è stato proprio lui a lanciare l’allarme in una intervista al Corriere dello Sport alla domanda di dare un consiglio ai giovani:

“Di decidere bene per il loro futuro e guardare bene oltre frontiera visto che in Italia non li fanno giocare. Non è una polemica, per carità, ma una constatazione. I motivi sono tanti ma siamo tra le nazioni che danno meno spazio ai giovani. Ora poi con i soldi che girano nella Ncaa, e che quando io avevo l’età loro nemmeno ci sognavamo, è tutta un’altra storia.”

La speranza è che qualcosa possa cambiare per il bene delle nostre Nazionali e dei nostri giovani. Ormai lo vediamo in tutti i campi della vita come un giovane per far carriera, o semplicemente essere apprezzato, debba andare all’estero. Questo dal punto di vista sportivo può essere anche una cosa positiva perché giocano di più e acquisiscono esperienza, ma impoverisce i nostri campionati.

La speranza è che anche le nostre squadre vedano le potenzialità di questi ragazzi invece di cercare sempre al di fuori. Molto spesso il campioncino ce lo abbiamo in casa. Basterebbe semplicemente crederci di più

Photo Credits: Fip.it

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Nasce a Venezia e fin da piccola coltiva la passione per lo sport, la scrittura e l'Oriente. Prima cestista, poi calciatrice, infine allenatrice. Lotta da sempre per l'uguaglianza nello sport. Caregiver, convive con 4 gatti maschi
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