Ascesa e decadenza di una famiglia che ha dato lustro alla Sicilia e all’Italia
Una saga. La storia di una famiglia, i Florio, che segnerà la vita e l’economia della Sicilia per un secolo e mezzo. L’ ascesa e il declino di una “dinastia” che accompagna e modella 150 anni della crescita economica dell’Italia, dalle produzioni locali legate al marsala, alle tonnare e allo zolfo, fino alla compagnia di Navigazione Italiana che permette a milioni di persone di muoversi verso l’Europa, attraverso i paesi del Mediterraneo fino alle Americhe.

Palermo, la Sicilia dei Florio, diventano così luoghi al centro di uno sviluppo non solo economico ma architettonico che caratterizza la Bella Époque, periodo in cui la famiglia Florio riesce a segnare un’epoca. La storia è quella di una famiglia borghese che ascende al rango aristocratico, rivaleggiando con le famiglie reali. Segue poi la caduta, ancora più drammatica, in cui niente del grande impero viene salvato.
La storia
Tutto ha inizio a Bagnara, durante il terremoto del 1783. Dopo questo drammatico evento i due fratelli Paolo e Ignazio Florio nel 1799 decidono di cercare un futuro diverso a Palermo per dedicarsi al redditizio commercio delle droghe. Uno spirito imprenditoriale che fa della famiglia calabrese un punto di rifermento per il commercio delle spezie e di prodotti come il cortice, un farmaco derivante dalla corteccia dell’albero di china, al tempo un potente e diffuso antipiretico necessario alle cure in molte malattie.
I rapporti con abili commercianti inglesi permetteranno a Vincenzo, figlio di Paolo, di trasformare la ditta in una holding: dal commercio all’attività finanziaria, dalla pesca del tonno alla produzione vinicola e zolfifera.
La dinastia dei Florio, anche se priva di sangue blu, è la storia di una delle famiglie di imprenditori più conosciute e influenti dell’Italia meridionale, il cui impero economico, che si sviluppa per circa 150 anni nella storia industriale del nostro Paese, conobbe un picco di ricchezza commerciale nei primi anni Settanta dell’Ottocento fino ai primi del ‘900.
Il commercio, la siderurgia, la navigazione, il vino e anche l’automobilistica hanno dipinto pagine di storia grazie all’attività instancabile di questi imprenditori determinati e innovatori nel panorama economico della Sicilia e dell’Italia dopo la sua unità.
La serie TV
Rinnovato interesse a livello nazionale sta suscitando ora la storia della famiglia più potente della Sicilia del secolo scorso grazie alla serie proposta in televisione. Sono stati 2 milioni 548 mila gli spettatori che lunedì sera, 9 settembre, hanno seguito su Rai 1 la prima puntata de “I Leoni di Sicilia”: la serie diretta da Paolo Genovese, tratta dall’omonimo romanzo di Stefania Auci, ha registrato il 15,2% di share. Un modo per proporre al grande pubblico le tappe storiche della Sicilia e dell’Italia dal 1800 intrecciate con le vicende familiari e sentimentali dei protagonisti.

I Florio hanno conquistato la Sicilia partendo dal basso e guadagnando con settori economici strategici e relazioni politiche con i membri del Governo italiano d’allora. Ciò che ha fatto grande questa famiglia è la dedizione al lavoro e agli affari, trasmessa di generazione in generazione come elemento caratteristico dei membri della “dinastia”.
Il simbolo del leone
Il leo bibens, emblema della famiglia Florio, rappresenta un leone febbricitante che si abbevera accanto ad un albero di china e riesce a guarire. Un tempo questa targa era apposta all’ingresso della loro bottega in via dei Materassai a Palermo, il luogo dove inizia l’ascesa economica della famiglia. Il leo bibens divenne nei decenni noto in tutto il mondo.

La crescita economica straordinaria è testimoniata dalla flotta delle navi, che solcarono anche gli oceani, dalla produzione vinicola di grande successo, dall’industria del tonno, dalla fonderia Oretea, dalla produzione di ceramiche con il marchio Florio, e molto altro ancora. Un impero aziendale che spaziava dalla chimica alla vineria, dal turismo all’industria del tonno con le tonnare del quartiere Arenella di Palermo e quella di Favignana.
La bella Époque a Palermo
I Florio non solo hanno lasciato un segno indelebile dal punto di vista economico, ma anche culturale. Sono stati artefici della straordinaria fioritura culturale che Palermo visse durante la Belle Époque. Nelle ville sontuose ed eleganti, simbolo del Liberty e dell’Art Nuveau a Palermo, ospitarono illustri personaggi provenienti da tutto il mondo: re, regine, imperatori, zar e zarine.
La navigazione a vapore
La svolta delle molteplici attività è legata allo sviluppo della navigazione a vapore: Vincenzo e il figlio Ignazio colgono l’onda della modernizzazione e creano la Flotta Riunita Florio, che arriva a contare novantanove navi; ciò consente a Ignazio di collocarsi ai vertici dell’alta società internazionale.
Arrivano nel frattempo i primi segni della crisi iniziata a fine 800 e degli anni successivi che coinvolge molti settori. Dopo la morte di Ignazio, avvenuta nel 1891, che aveva creato un impero, il figlio Ignazio junior, nel suo mondo dorato assieme alla moglie, la bellissima donna Franca celebrata da poeti e artisti, non è in grado di far fronte ad una situazione economica e sociale che si fa sempre più complessa.
Il dissolversi di un impero
Perde commesse, si indebita con le banche convinto di poter risolvere i problemi, continua la sua vita tra lussi e sogni di grandezza, credendo che il suo nome, Florio, possa essere ancora un accesso alla politica e alle commesse statali per la navigazione e per nuovi progetti di sviluppo, salvando così il suo impero.
Ignazio junior erede di una delle più grandi dinastie imprenditoriali italiane del tempo, vedrà sciogliersi come neve al sole una ricchezza consolidata da generazioni ed ereditata insieme al fratello Vincenzo, l’inventore della famosa Targa Florio. Il risultato è la lenta dissoluzione dell’impero economico che ha caratterizzato la storia italiana e non solo. (continua)
Crediti fotografici: sicilytourist.com, sorrisi e canzoni TV, wikipedia
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