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Le Maestre della Repubblica

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Le insegnanti della scuola elementare del trevigiano dall’antifascismo alla scuola democratica nel secondo dopoguerra

TREVISO. L’ISTRESCO, Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea della marca trevigiana, promuove, accanto ai grandi temi della Resistenza, percorsi di ricerca di storia del lavoro e delle professioni. Da alcuni anni cura, per conto dello SPI CGIL, anche la raccolta degli archivi di persona, in particolare quelli di insegnanti le cui esperienza di vita e di lavoro siano state particolarmente significative. Contemporaneamente, grazie alla documentazione raccolta, sta approfondendo studi di storia della scuola e dell’insegnamento.

Nel trevigiano, dall’immediato secondo dopoguerra, ci sono state figure esemplari di maestre che si sono impegnate con il loro modello di insegnamento per una scuola democratica, così come auspicata nei principi fondamentali e negli articoli della nostra Costituzione, rappresentando un faro per la pedagogia e la didattica non solo a livello locale ma nazionale.

Per ricordare queste figure così significative di maestre che hanno testimoniato con la loro esperienza professionale il cammino del paese verso il raggiungimento degli obiettivi sanciti dalla Costituzione, Istresco, insieme allo SPI CGIL, ha progettato un primo seminario di studi, al quale seguiranno ulteriori approfondimenti l’11 dicembre,  per ricordare “le maestre della Repubblica”. 

La sessione mattutina del Seminario si è svolta dalle ore 11.00 alle 13.00 presso l’Aula magna del Liceo Statale Duca degli Abruzzi di Treviso ed ha coinvolto  le classi 3 AU, 5DU e 5CU del Liceo delle Scienze Umane, con la supervisione dei professori Stefania Marchetti, Giovanni Tonella e Giovanna Di Santo. E’ iniziato con i saluti di rito della Dirigente Emilia Imbrenda, che ha sottolineato l’importanza dell’art. 34 della Costituzione, che sancisce il diritto all’istruzione per tutti, stabilendo che la scuola è aperta a chiunque e che l’istruzione inferiore (almeno 8 anni, ora estesa a 10) è obbligatoria e gratuita. La Preside ha inoltre evidenziato anche il principio di merito in esso contenuto, garantendo a “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, con la Repubblica che deve fornire aiuti come borse di studio per rendere effettivo questo diritto.  

La Presidente dell’Istresco, Chiara Scinni, ha poi spiegato ai ragazzi che cos’è questa organizzazione, che ha 67 sedi in Italia, di cui il capofila è l’Istituto Parri a Milano, intitolato a quel Ferruccio che dopo essere stato un partigiano, diventerà il primo capo di stato provvisorio, in quel momento di interregno tra la fine della seconda guerra mondiale e il momento storico del referendum del 2 giugno 1946, quando gli Italiani scelsero tra monarchia e repubblica.

Ha poi ringraziato poi docenti e studenti per il loro impegno come ricercatori  e investigatori del tempo.

E’ intervenuta in seguito la direttrice scientifica dell’Istresco, Emilia Peatini, che ha sottolineato come la storia della scuola sia importantissima, perché fa parte della storia politica e sociale del nostro paese. Proprio per questo l’Istresco e la CGIL hanno deciso di collaborare insieme per raccogliere e conservare documenti che persone importanti hanno conservato durante la loro vita.

Ad esempio due anni fa è stato organizzato un convegno su Maria Marconi, un’ insegnante che ha dedicato alla carriera all’inclusione, quando esistevano ancora le classi differenziali. Era una maestra attenta all’ambiente e lo studiava con i bambini in modo scientificamente corretto.

Emilia Peatini ha concluso quindi il suo intervento ricordando con emozione il giorno del suo diploma magistrale nel 1969, proprio nell’istituto in cui si sta svolgendo il convegno, ma anche  evidenziando come allora solo con questa formazione si entrava nelle classi ad insegnare. Oggi fortunatamente c’è un percorso più completo per chi desidera fare questa professione, con il percorso universitario delle Scienze dell’Educazione, che dà maggiore competenza a chi ricoprirà questo importantissimo ruolo dell’insegnante.

La professoressa Stefania Marchetti ha poi introdotto  gli studenti e le loro ricerche. Il primo intervento, a cura degli studenti della III AU, che hanno parlato di una figura di rilievo dell’educazione trevigiana e non solo, Luisa Tosi, attraverso il carteggio che lei ha intessuto con Sara Melauri, una sua collega  di Pistoia, con la quale ha condiviso le metodologie del metodo Freinet e le esperienze legate al Movimento della Cooperazione Educativa.

Luisa Tosi (n. a Treviso nel 1930 – m. a Treviso nel 2024) ha frequentato la scuola magistrale convinta che l’impegno in ambito scolastico sarebbe stata la sua professione per sempre, e così fu. Si diplomò nel 1948 e si è  laureata in pedagogia nel 1971, abilitata in scienze umane, specializzata nel Behavior Modification.

Dopo gli anni dell’insegnamento elementare, nel 1970  è diventata direttrice didattica a Vazzola.

Dal 1982 al 1985 è stata comandata presso il Provveditorato agli Studi come Responsabile provinciale Gruppo Handicap e dal 1985 al 1994 è comandata all’Istituto Regionale per la Ricerca, la Sperimentazione e l’Aggiornamento Educativo.

Nel corso degli anni ha fatto parte dell’MCE (Movimento di Cooperazione Educativa); ha fondato la sede di Treviso del gruppo di progetto C.E.E. –Scuola/Lavoro del M.P.I. ed è stata responsabile del gruppo provinciale per l’integrazione dei disabili a Treviso.

I ragazzi hanno saputo evidenziare con dei power point molto articolati sia i principi educativi a cui si ispirava Luisa Tosi, ma anche la condivisione delle difficoltà che le due insegnanti si trovavano quotidianamente ad affrontare sia con gli alunni, ma soprattutto con i loro colleghi e dirigenti.

Hanno continuato poi le altre classi ade evidenziare la figura di Luisa Tosi come maestra e  pedagogista (classe 5CU) e suoi rapporti con la Cooperazione Educativa (classe 5DU).

L’intervento dei ragazzi si è concluso con una specie di Flash mob particolarmente coinvolgente, in cui, alzandosi in piedi dalle poltrone dell’auditorium, hanno fatto sentire “le voci” di ciò che ha fatto di rilevante Luisa Tosi per l’educazione.

Nel pomeriggio il convegno è continuato presso l’auditorium della CGIL, dove si sono descritte altre figure di maestre significative di questo periodo.

Il primo ritratto è stato dedicato a Marcella Dallan,(n. nel 1925 a Castelfranco Veneto dove trascorre tutta la vita, muore nel 2018). Figlia di un comunista, sellaio di professione, riceve un’educazione cattolica dalla zia materna Emma Parisotto. Frequenta il locale Istituto Professionale di Avviamento al Lavoro e in seguito l’Istituto Magistrale “Madonna del Grappa” di Treviso, dove consegue il diploma. Nel ‘44 ottiene anche la maturità scientifica come privatista. Durante la Resistenza collabora come staffetta nella Brigata “Cesare Battisti” (comandata da Gino Sartor, della Divisione “Monte Grappa”, e futuro sindaco di Castelfranco), curando i collegamenti tra brigate e i contatti con il Comando Militare Alleato. Introduce anche l’amica Tina Anselmi nella rete resistenziale. Durante la Resistenza conosce Carlo Magoga, comandante del Battaglione “Bruno Lorenzoni” della Brigata “Battisti” che sposa nel 1949. Dopo la guerra si iscrive alla facoltà di Matematica a Padova, ma per ragioni economiche deve rinunciare al suo progetto e, vinto il concorso magistrale nel ‘48, si dedica all’insegnamento nella scuola elementare. Insegna nella zona di Castelfranco per 35 anni, è molto attiva nel Movimento di Cooperazione Educativa (MCE). È stata una preziosa testimone nelle scuole e nei numerosi incontri delle partigiane venete. Fondatrice dell’Associazione rEsistenze. 

Il figlio di Rita Letizia Lorenzon ha poi presentato la figura di sua madre.  Rina (nome di battaglia) nasce a Sarmede il 25 dicembre del ‘23, quinta di 8 fratelli. La famiglia ha una trattoria a Montaner. La madre muore nel ’36 e dopo la sua morte Giovanna Faè diventa un importante punto di riferimento nella sua vita, sia per il proseguimento degli studi che sul piano affettivo. A 11 anni viene mandata in collegio a Udine, poi a Sacile in un convitto; nel ’42 consegue privatamente la maturità magistrale. Rientra quindi in famiglia e dà lezioni private. Dopo l’8 settembre del ‘43 la trattoria diventa luogo di passaggio per i soldati sbandati, che vi trovano un aiuto. Un fratello, come la gran parte dei giovani di Montaner e degli altri paesi della pedemontana, aderisce alla Resistenza ed entra a far parte della Brigata “Fratelli Bandiera” in Alpago. L’adesione di Rina alla Resistenza sarà una scelta consapevole (grazie all’educazione di una suora in collegio, al forte impatto emotivo dovuto all’arresto di Monsignor Faè e di sua sorella Giovanna, a quello di Elisa Perini e al successivo rastrellamento). Svolge vari compiti: consegna documenti e lettere, assiste partigiani ammalati in ospedale in collaborazione con un medico e le Suore della Misericordia che le affidano anche medicinali e indumenti per i partigiani. La trattoria è luogo di incontro dei partigiani e il 7 gennaio del ‘44 i repubblichini tendono un agguato davanti a casa di Rina e uccidono quattro ragazzi partigiani e ne feriscono gravemente tre. Il 28 agosto del ’45 riceve il Brevetto Alexander, firmato dal Comandante di Divisione Milo, con la dicitura “staffetta informatrice”. Dopo la Liberazione comincia il suo lavoro di insegnante elementare; nel ’48 vince ilconcorso magistrale, senza avvalersi di agevolazioni a cui avrebbe avuto diritto per il suo ruolo di partigiana. Nel ‘52 sposa Aldo De Bin, partigiano nella Brigata “Piave”, uniti anche dalla comune vicenda resistenziale. Nel 2000 le viene assegnato dal sindaco di Norcia il diploma di “Cittadina Europea”. Aderisce all’Associazione rEsistenze. 

Maria Marconi invece è stata presentata da una sua amica e collega Nerina Vretenar, in una commovente relazione intitolata” La farfalla coraggiosa: Maria Marconi e la lotta per una scuola democratica “. Infatti  Maria Marconi (n. 1945 m. 2022), è stata insegnante, sindacalista e attivista del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), il movimento pedagogico (Fano, 1951) ispirato alla pedagogia di Célestin Freinet, che promuoveva una scuola democratica, partecipativa e cooperativa attraverso tecniche didattiche attive e il coinvolgimento degli studenti. Il movimento promuoveva l’idea del bambino come protagonista del proprio apprendimento, la pratica della democrazia in classe e il confronto dialettico tra insegnanti e studenti. In quegli anni di profondi cambiamenti nella pedagogia e di fervore per la sperimentazione, Maria documenta tutte le sue attività di maestra, traducendo le teorie di Vygotsky e Piaget in processi osservabili.  Dal 1990 al 2004, Maria Marconi fu ideatrice di tanti convegni MCE a Treviso (in quel momento la città era tra le più attive del movimento) sul mondo della ricerca, il senso delle battaglie democratiche: per l’inclusione, per i minori stranieri, per una scuola del dialogo, della narrazione. L’archivio di Maria Marconi è stato presentato in occasione della Settimana degli Archivi Storici CGIL nel 2021, evidenziando il suo impegno per trasformare la scuola italiana e diffondere la cultura di cooperazione ed educazione.

Ancora un’amica Paolo Brutocao, nonché membro del Direttivo dell’Istresco, ha presentato nel pomeriggio la figura di Luisa Tosi con una relazione dal titolo: “Era il solito tran tran. Luisa Tosi non ha mai cambiato scuola, ma ha cambiato la scuola”. Infatti lei ha sempre effettuato il suo servizio come insegnante a Lughignano, fin dal suo primo incarico.

Il Convegno si è concluso con l’intervento commovente della figlia di Rita Zanini, che ci ha illustrato la figura della madre. Nata a  1939 a Frescada di Treviso, si diploma all’Istituto magistrale Duca degli Abruzzi nel 1957 e comincia presto ad insegnare nelle scuole elementari della provincia. Dal 1970 al 1989 insegna presso la scuola elementare Giovanni Pascoli di Santa Maria del Rovere, diventando punto di riferimento per decine di alunni e famiglie. Da sempre interessata di storia locale e promotrice di metodologie di ricerca, punto forza del suo insegnamento sono proprio le numerose ricerche condotte con gli alunni sulla storia di Treviso, sia della città che del quartiere di Santa Maria del Rovere. L’interesse e amore per la cultura e la storia locale la portano, inoltre, a collaborare a lungo con il consiglio della Circoscrizione n.5. Su sua iniziativa e utilizzando proprio le ricerche svolte con gli alunni, viene pubblicato nel 1988 il volumetto Madonetta e Storga. In seguito, nel 1995, pubblica con Luisa Tosi e Raffaella Frattini il libro Villa Margherita tra storia e memoria. Per molti anni ha un ruolo importante presso l’ufficio scolastico della curia dove si occupa sia dell’aspetto organizzativo che formativo degli insegnanti di religione; anche nell’associazione AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici) che per primi avevano sperimentato un modo nuovo di insegnare religione a scuola nella dimensione interdisciplinare, con attenzione al territorio e nel rapporto religione-arte. Ha un ruolo attivo, inoltre, presso l’archivio vescovile nel quale svolge l’importante ruolo di supporto agli studiosi e il ruolo di coordinatrice operativa per l’allestimento della mostra Treviso Cristiana 2000 anni di fede. Fa parte del consiglio direttivo della Società iconografica trevigiana e collabora nel 2007 alla redazione del testo Treviso alla scoperta della città nelle cartoline illustrate. Muore nel 2023 a Treviso.

Come abbiamo potuto rilevare da questi profili di Maestre della Repubblica, possiamo solo immaginare quali e quanti  spessori di personalità e professionalità abbiano contribuito a costruire il mondo di cui possiamo essere orgogliosi. Per l’Istresco divulgare queste eccellenze è un modo per far ritrovare alle giovani generazioni quei modelli a cui ispirarsi per ritrovare motivazione ed impegno. Il coinvolgimento delle scuole è proprio importante per questo: perché si passi dall’indifferenza e dalla perdita della memoria alla valorizzazione di ciò che buono è stato fatto, per proseguire il cammino della trasformazione seguendo le linee guida che le grandi personalità del passato ci hanno lasciato.Solo così approderemo ad un mondo migliore: con più giovani consapevoli e responsabili.

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