E’ una fondamentale preghiera della Sacra Bibbia con cui il popolo d’Israele viene chiamato ad amare e servire l’unico Dio. “Ascolta Israele” così’ suona questa invocazione. Primo Levi nel 1946 un anno dopo circa dalla sua liberazione dal campo di sterminio di Auschwitz intitola “shemà” la poesia che introduce il celebre romanzo “Se questo è un uomo”
ISRAELE. In questa breve lirica, Levi urla a gran voce tutta la disperazione per quello che è successo e potrebbe ricapitare. La poesia richiama il mondo degli uomini, assente e indifferente, oggi anche ostile a considerare, meditare e ripetere ai propri figli sulle sofferenze di un popolo perseguitato perché diverso, massacrato perché resistente e pronto a perdonare.
Proprio parole di pace e perdono abbiamo sentito da donne e uomini scampati all’ultima strage, sulla assolata spiaggia australiana, in un giorno di festa ebraica, giorno della luce.
La luce infatti scompare nelle lunghe notti invernali, per poi riapparire. Sol invictus per i romani, Santa Lucia per i cristiani e l’avvento della Natività, Hanukkah per gli ebrei.
A questa luce l’occidente guarda perché su questa luce ha fondato la civiltà degli uguali, dei non schiavi, degli uomini liberi, di chi ama e progredisce senza nascondersi.
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