Come spesso mi succede, credo per un problema psico-geriatrico, faccio spesso confusione tra due parole che si somigliano per assonanza ma hanno un significato completamente diverso. Anziché biografia, dico biopsia o viceversa
ITALIA. Ho capito che questo problema fa parte di quella psicopatologia della vita quotidiana che comunemente si chiama lapsus, a cui si aggiunge normalmente la parola freudiano, in quanto fu proprio Freud a farlo notare e a scriverci un saggio sopra, di fondamentale importanza per la storia non soltanto della psicoanalisi.
Infatti tra biopsia e biografia non c’è differenza. La biopsia in medicina vuol dire prelevare un frammento anche minuscolo di organo ed esaminarlo, dopo adatta preparazione, al microscopio. Il cosiddetto esame istologico porta il medico e lo scienziato a dettagliare la minuscola conformazione dei tessuti e delle cellule. In questo modo giunge ad una diagnosi esatta, più precisa che viene a confermare oppure no un sospetto diagnostico.
Il medico è in grado attraverso la biopsia di scoprire la causa della malattia, a determinarne la gravità e l’evoluzione, ma, ciò che è più importante a trovare tra i rimedi possibili, la cura più adatta e sicura. Quando un individuo sofferente si rivolge al medico della mente, non gli racconta certo tutta la sua vita e la vita dei suoi antenati e dei suoi prossimi congiunti. Dice al medico o allo psicologo che lo ascolta alcuni sintomi, quelli che lo disturbano di più.
E, invitato a farlo, come si deve, attribuisce la sua sofferenza ad eventi, circostanze, persone che possono aver determinato o alimentato il suo dolore. E’ proprio una biopsia questa. Lo psicologo preleva un frammento della esistenza e lo analizza. A volte sono sufficienti pochi elementi per giungere ad una diagnosi. E su questi elementi si imposta il trattamento. Si ragiona sulla biopsia e non sulla biografia, che il malato non intende raccontare sia perché ci vorrebbero almeno un anno di incontri, sia perché vuole un rimedio immediato ed efficace ai suoi sintomi.
Ma comunque la biografia resta essenziale per capire ciò che è successo in quel piccolo frammento bioptico di esistenza. In letteratura si considerano due forme basiche di narrazione, che si ispirano ai due capolavori omerici, l’Iliade e l’Odissea. Dall’Iliade deriva il romanzo epico o storico, dall’Odissea deriva il romanzo psicologico, simbolico in quanto è la storia di un viaggio, breve e facile dal punto di vista geografico, ma che diventa lungo e travagliato, come se il protagonista fosse costretto a tornare a casa ma non volesse.
Infatti non si fa riconoscere neanche dal figlio che lo è venuto a cercare né dalla fedele moglie che lo ha sempre aspettato. Fu questo aspetto simbolico e irrealistico che attrasse Joice, riproducendo nelle vie e nei personaggi di Dublino quell’inutile errare tra egoismo e viltà, che fanno del personaggio Odisseo/Ulisse un eroe non tanto amato. Ulisse nell’Iliade è uno pseudo eroe, di genesi poco nobile. E’ l’anti eroe rispetto ad Achille, il vero eroe mitico dell’Iliade.
La lettura romantica, ottocentesca, ha offuscato Achille per esaltare Ettore, esempio di coraggio, fino al sacrificio per tentare di salvare con un duello la sua città e risparmiare altri lutti. Canova lo rappresenta in una imponente scultura mentre saluta per l’ultima volta la moglie e il suo piccino, sapendo di non dover più tornare. E su questa visione romantica ci siamo dimenticati che l’Iliade inizia e finisce con le gesta di Achille. Achille è costretto ad una guerra che non gli interessa, viene ingannato e costretto a continuare perchè gli Achei la stavano perdendo.
Achille prova il dolore tutto umano per la morte del suo amico Patroclo, prova compassione per il padre di Ettore. E’ stanco di combattere e non vuole più uccidere in nome di passioni che non lo riguardano, anzi lo disgustano. Dunque Achille è il vero e unico eroe che dobbiamo andare a riscoprire, nella sua semidivinità e grande umanità. Ma allora perchè ci piace così tanto Ettore, martire mansueto, e odiamo Achille un irascibile e feroce guerriero, il lupo che uccide la preda indifesa? Non era certo questo l’intendimento dei racconti omerici.
La complessa caratteropatia dei personaggi omerici e il loro influsso innegabile nel nostro immaginario mi porta considerare come un breve frammento di storia narrata, sui pochi personaggi che sono descritti nell’Iliade, sia come una biopsia, e che il lungo, e forse anche noioso viaggiare inutile di Ulisse, umano quanto Achille ed Ettore, assomiglia ad una autobiografia, altrettanto interessante. Tutti noi, in un frustolo di vita possiamo rintracciare, anche senza l’aiuto di uno psicologo, quegli elementi tossici e salvifici che in una vita raccontata trovano sempre il loro esplicito riscontro.
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