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L’adozione tra leggi rigide e famiglie moderne: uno spiraglio di cambiamento?

2 minuti di lettura

L’amore e la capacità di prendersi cura di un bambino non sono determinati da un certificato di matrimonio, ma dal cuore e dall’impegno delle persone che lo desiderano più di ogni altra cosa al mondo

«A quasi 50 anni vorrei un altro figlio, ma in Italia i single non possono adottare». Le parole di Claudia Gerini, pronunciate nel 2021, riflettono un sentimento amaro, condiviso da molti. L’attrice italiana, che ha definito «assurdo che in un Paese civile una donna che vuole dare amore a un bambino non possa farlo», mette in luce una delle contraddizioni del sistema giuridico italiano.

Secondo la Legge n. 184 del 1983, l’adozione in Italia è permessa esclusivamente ai soggetti coniugati per un periodo di almeno tre anni, senza che sia in corso alcun procedimento di separazione o divorzio. Questa normativa, seppur pensata per garantire la stabilità familiare dei minori in affido, esclude una parte significativa della popolazione: i single e le coppie di fatto, che restano ai margini del percorso adottivo, nonostante il desiderio e la capacità di offrire amore e protezione a un bambino che ne è alla ricerca.

Tuttavia, anche per chi rispetta i requisiti richiesti dalla normativa italiana, l’iter adottivo può rivelarsi lungo e complesso, specialmente quando si tratta di adozioni internazionali. A testimoniarlo è Benedetto, in una lettera raccolta nel libro “Cara Adozione 2” (edito da ItaliaAdozioni), in cui racconta con frustrazione il percorso intrapreso da lui e sua moglie per adottare due fratellini etiopi di tre e cinque anni. Dopo aver ponderato a lungo questa decisione, consapevoli che essa avrebbe segnato profondamente le loro vite e quelle di molti altri, si trovano ad affrontare una burocrazia che sembra infinita, ma non si perdono d’animo e salgono sul volo che li porterà da loro. “Oggi finalmente li vediamo. Diventeranno i nostri bambini. Ma oggi non ce li fanno portare via”. E tornano a casa soli e tristi. Dopo tre mesi sono di nuovo lì, ma anche allora glieli fanno solo vedere, quelli che diventeranno i loro figli. “Noi partiamo e loro restano ancora lì, in Etiopia”. Alla terza visita, la situazione è ancora la stessa: i bambini “non possono venire via con noi”. Solo dopo un tempo interminabile, finalmente riescono a portarli a casa. Una storia a lieto fine, certo, ma segnata da un percorso lungo e doloroso, che potrebbe essere stato diverso, con requisiti meno rigidi e un processo più snello.

Questa testimonianza getta le basi per una riflessione su quanto la situazione italiana appaia ancora più restrittiva, se rapportata a quella di altri Paesi, dove peraltro l’adozione da parte di single o coppie di fatto è già una realtà. Oggi le famiglie monoparentali, le coppie non sposate e le famiglie arcobaleno sono contesti sempre più comuni. La società è diventata più variegata rispetto al passato e l’adozione dovrebbe rispecchiare queste diversità, allargando la possibilità di adottare a chiunque possa garantire a un bambino di crescere in una famiglia stabile e amorevole, senza restrizioni legate allo stato civile. Nel Regno Unito, in Francia e in alcuni Stati americani, il benessere del bambino è considerato la priorità assoluta, e la forma familiare è vista in modo più inclusivo e meno rigido.

A livello legislativo, qualche passo in avanti sembra esserci anche in Italia. Negli ultimi anni, ci sono stati dibattiti e proposte di legge per rivedere la normativa in materia di adozione. Alcune di queste, come quelle portate avanti da associazioni e gruppi parlamentari, mirano a rendere l’adozione più accessibile, introducendo la possibilità di adottare anche ai single. Questi cambiamenti, tuttavia, sono ancora oggetto di discussione. È chiaro, però, che il vento del cambiamento soffia sempre più forte e la società italiana potrebbe presto vedere un allineamento della legislazione alle nuove realtà familiari, qualora essa riconoscerà che l’amore e la capacità di prendersi cura di un bambino non sono determinati da un certificato di matrimonio, ma dal cuore e dall’impegno delle persone che lo desiderano più di ogni altra cosa al mondo.

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Classe 1993, è giornalista pubblicista e studentessa magistrale in Editoria e Giornalismo presso l’Università degli Studi di Verona. Ama i cani, i libri e i viaggi. Scrive di ambiente, politica, assaggi, turismo.
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