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La pace in Ucraina secondo Trump

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A quasi tre anni dall’inizio dell’invasione russa, la guerra in Ucraina resta il principale nodo geopolitico internazionale. E ora, con Donald Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti, il tycoon rilancia il suo piano per una risoluzione rapida del conflitto

UCRAINA. Volodymyr Zelenskyy, con lucidità e pragmatismo, ha chiarito un punto essenziale: un cessate il fuoco senza solide garanzie di sicurezza non è una soluzione, ma solo una pausa tattica che potrebbe preludere a una nuova aggressione russa. Il presidente ucraino sa bene che il suo Paese ha già pagato il prezzo dell’ingenuità diplomatica con gli accordi di Minsk, che hanno solo concesso tempo a Mosca per prepararsi all’attacco su larga scala del 2022. E oggi, con le forze ucraine sotto pressione e le forniture militari occidentali a singhiozzo, la prospettiva di una “pace veloce” fa più paura che speranza.

Trump, da parte sua, non si è sottratto alle ambiguità che lo contraddistinguono. Ha ammesso di aver parlato con Vladimir Putin, senza specificare dettagli sugli eventuali contenuti delle conversazioni. Di certo, la sua amministrazione sta già lavorando per ridefinire l’approccio americano al conflitto: meno aiuti diretti a Kyiv, più pressione economica su Mosca e una maggiore responsabilità per gli alleati europei. In teoria, un piano strategico coerente; in pratica, un messaggio che potrebbe suonare come un campanello d’allarme per Zelenskyy e per chi teme un disimpegno statunitense.

Le dichiarazioni del vice ministro degli Esteri russo, che lamenta l’assenza di “proposte accettabili” da parte dell’Occidente, suggeriscono che Mosca punta a condizioni inaccettabili per Kyiv, come la cessione definitiva dei territori occupati.

Nel frattempo, la guerra continua a mietere vittime: droni russi colpiscono Kyiv, i combattimenti si intensificano nel Donetsk, le infrastrutture ucraine restano sotto attacco. E mentre Xi Jinping accetta di partecipare alle celebrazioni della vittoria sovietica della Seconda guerra mondiale a Mosca, il messaggio è chiaro: la Cina resta un alleato strategico per il Cremlino, e qualsiasi tentativo di isolare Putin rischia di essere vanificato dal sostegno di Pechino.

La vera domanda, dunque, non è se la guerra finirà presto, ma a quale prezzo e con quali conseguenze per l’equilibrio globale. Se Trump vuole davvero entrare nei libri di storia come l’uomo che ha posto fine al conflitto, dovrà garantire che la pace non sia solo una tregua temporanea, ma un accordo solido e duraturo.

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