La tratta di esseri umani è uno dei commerci più tremendi ed economicamente più vantaggiosi a livello globale, insieme al traffico di armi e droga. Per questo Papa Francesco nel Messaggio, diffuso il 4 febbraio, in occasione dell’undicesima “Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone” chiede con determinazione a tutti noi di essere coraggiosi “Ambasciatori di speranza: insieme contro la tratta di persone”
CITTA’ DEL VATICANO. Il Messaggio è anche un appello che il Papa vuole fare risuonare in tutto il mondo: «In questo anno giubilare camminiamo insieme, come “pellegrini di speranza”, anche sulla strada del contrasto alla tratta».
«Ma come è possibile continuare a nutrire speranza davanti ai milioni di persone, soprattutto donne e bambini, giovani, migranti e rifugiati, intrappolate in questa schiavitù moderna? Dove attingere sempre nuovo slancio per contrastare il commercio di organi e tessuti umani, lo sfruttamento sessuale di bambini e bambine, il lavoro forzato, compresa la prostituzione, il traffico di droghe e di armi?». Domande da tenere bene a mente ogni giorno per non voltarsi dall’altra parte di fronte ad un orrore che spezza il cuore.
Si riesce a trovare l’energia per rispondere a questa chiamata «sollevando lo sguardo a Cristo, nostra speranza», possiamo così «trovare la forza di un rinnovato impegno che non si lascia vincere dalla dimensione dei problemi e dei drammi, ma nel buio si adopera per accendere fiammelle di luce, che unite possono rischiarare la notte finché non spunti l’aurora», ci ricorda Francesco nel Messaggio. L’esempio di come si riesce a passare dal buio alla luce viene offerto dai «giovani che in tutto il mondo lottano contro la tratta: ci dicono che bisogna diventare ambasciatori di speranza e agire insieme, con tenacia e amore; che occorre mettersi a fianco delle vittime e dei sopravvissuti». Ed è «con l’aiuto di Dio» che «possiamo evitare di assuefarci all’ingiustizia, allontanare la tentazione di pensare che certi fenomeni non possano essere debellati».
Nella settimana di preghiera contro la tratta (che va dal 2 all’8 febbraio) oltre al Messaggio del Papa ricorre anche la memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita che cade l’otto di febbraio. Giuseppina Bakhita è nata nel Sudan nel 1869 ed è morta in Italia a Schio, in provincia di Vicenza, nel 1947. Viene ricordata come il “fiore africano”. Santa Giuseppina ha conosciuto da bambina il dramma del rapimento e della schiavitù. Una volta libera si aprì meravigliosamente alla grazia accanto alle Figlie di Santa Maddalena di Canossa, in Italia.
Visse per molti anni Schio dove tutti la chiamano ancora «la nostra Madre Moretta». Il 7 febbraio il Papa ha ricevuto il gruppo internazionale “Talitha Kum” ringraziando l’intera rete per l’opera che svolge contro la tratta – sulle orme si suor Bakhita – e si è congratulato in modo speciale con i giovani ambasciatori contro la tratta che, con creatività ed energia, trovano sempre nuovi modi per sensibilizzare e informare.
Ha anche incoraggiato tutte le organizzazioni di questa rete e tutti i singoli che ne fanno parte a continuare ad unire le forze, mettendo al centro le vittime e i sopravvissuti, ascoltando le loro storie, prendendosi cura delle loro ferite e amplificando la loro voce. L’esempio che dà cuore e movimento a quest’opera è proprio quello di Giuseppina Bakhita. La Santa insegna che bisogna lavorare senza sosta per spezzare le catene del traffico di esseri umani e creare un mondo senza schiavitù “globalizzando la fraternità”.
Nel Messaggio contro la tratta il Papa ha anche ricordato che «lo Spirito del Signore risorto ci sostiene nel promuovere, con coraggio ed efficacia, iniziative mirate per indebolire e contrastare i meccanismi economici e criminali che traggono profitti dalla tratta e dallo sfruttamento». Non vi è dubbio che «la tratta è un fenomeno complesso, in continua evoluzione, e trae alimento da guerre, conflitti, carestie e conseguenze dei cambiamenti climatici.
Pertanto richiede risposte globali e un sforzo comune, a tutti i livelli, per contrastarlo». Da qui l’invito di Francesco a tutti ed in modo particolare «ai rappresentanti dei governi e delle organizzazioni che condividono questo impegno, a unirsi a noi, animati dalla preghiera, per promuovere le iniziative in difesa della dignità umana, per l’eliminazione della tratta di persone in tutte le sue forme e per la promozione della pace nel mondo». Confidando nell’intercessione di Santa Bakhita «possiamo mettere in opera un grande sforzo e creare le condizioni affinché la tratta e lo sfruttamento vengano banditi e prevalga sempre il rispetto dei diritti umani fondamentali, nel riconoscimento fraterno della comune umanità», ha detto il Papa concludendo il suo Messaggio.
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