Da tutta la recrudescenza della devianza giovanile sempre più frequente in questi giorni emerge sicuramente un dato, siamo di fronte ad un repentino abbassamento dell’età in cui si comincia a delinquere.
Ed ancora una volta il dibattito sulla responsabilizzazione dei giovani riguardo alle azioni compiute e al comportamento si fa via via sempre più serrato, con opinioni, pensieri e idee rivolte all’attenuazione e alla comprensione del fenomeno.
Tra gli altri recentemente, il Prof. Paolo Crepet, intervenendo in una trasmissione televisiva ha divulgato il suo parere sollevando la proposta di abbassare la maggiore età a 16 anni, interpretando il suo pensiero sulla convinzione che oggi l’età evolutiva è arrivata ad essere più precoce, con tutti i problemi che ne derivano.
L’abbassamento della maggiore età avrebbe come conseguenza immediata la responsabilizzazione dei ragazzi e la punibilità che ora, al di sotto dei 18 anni viaggia ancora in zona franca.
Senza contare il diritto al voto e ricordando che nel 1975, era il 6 marzo, l’Italia approvò la legge che abbassava da 21 a 18 anni la maggiore età, rivoluzione che all’epoca si tradusse, tra l’altro, in un lasciapassare per il conseguimento della patente di guida, potersi sposare ed assistere al cinema a film vietati, che forse oggi fa sorridere, ma coglie al volo il segno dei tempi.
18 e 16, molte volte dentro e dietro ai numeri troviamo la civiltà, la storia.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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