Pubblichiamo racconto di Erida Petriti, lettrice ad alta voce del gruppo moglianese “Quante Storie”:
IO, IL LAGO, TU…
Ammiro il lago avvolta nei miei pensieri. Lo sguardo perso in lontananza…
«Bello il lago, vero?»
sento una voce inattesa alle mie spalle.
Mi giro. Lo guardo. È un ragazzo più o meno della mia età: moretto, occhi grigi.
Sorrido. Rispondo come se stessi parlando a me stessa:
«Sì, specialmente come oggi, sotto questa pioggia leggera. È come se il cielo volesse abbracciare il lago. Non c’è confine tra i due. C’è solo un grigio un po’ triste, ma quando uscirà il sole tutto cambierà. Sorridono entrambi felici di essere così vicini. E io starei qui ore e ore a guardarli mentre si abbracciano…»
«E anche a parlare, vedo!»
Dici incuriosito e divertito allo stesso tempo.
Rido.
«Scusa!» sussurro «È così bello qui!»
«Non devi scusarti, anzi! È troppo bello anche per me… E poi… sentirti parlare in questo modo… sembra che tu ne sia innamorata… del lago.» Aggiungi.
Annuisco in silenzio guardandoti.
Ti studio, in quei tuoi occhi grigi, per capire se mi prendi in giro o se fai sul serio.
D’un tratto mi chiedi:
«Posso guardarlo con te?»
Faccio segno di sì con la testa, senza staccare i miei occhi dai tuoi. Ti siedi accanto a me. Con la mano giochi nell’acqua facendo splash-splash.
Mi piace questo gioco da bambino.
Rido. Ridi. È meravigliosa la tua risata! O forse è la magia del lago che mi fa vedere tutto bello?
Comprendi il motivo della mia ilarità e cominci a bagnarmi dappertutto, scherzando.
«Smettila!» ti rimprovero «Non basta la pioggia? Ti ci metti anche tu?»
Non ti fermi, anzi, continui a bagnarmi con più forza.
Faccio finta di lamentarmi.
Allora tu: «Ti lamenti per un po’ di schizzi d’acqua?»
«E certo!»
«Non mi sembravi così delicata prima sotto la pioggia.»
«Perché la pioggia è leggera!» Ribatto quasi arrabbiata.
«Allora…. Allora…»
Ti slacci le scarpe, le sfili. All’improvviso ti getti nell’acqua, bagnandoti del tutto.
«Ma che fai?!»
Esplodo sorpresa e divertita.
«Mi tuffo nel tuo amore, così forse riesco a non farti arrabbiare e a farmi guardare come guardi lui.»
Rido forte. Ridi anche tu.
«Soddisfatta?» mi domandi in un sorriso «Posso uscire ora?»
Faccio segno sì con la testa.
«Aiutami, dammi la mano!» Implori.
Mi alzo. Allungo le dita verso te. Le afferri, mi tiri. Finiamo tutti e due nell’acqua scoppiando in una risata folle.
«Tu sei tutto matto!» dico divertita bagnata fino al midollo.
«Senti chi parla. Una che vede il lago e il cielo come fossero due persone.» Sghignazzi a tua volta.
«Fammi uscire di qui.»
Ordino con voce fintamente lamentosa.
Ti avvicini fissandomi con quei tuoi occhi grigi.
Sento il tuo respiro. Il mio invece si ferma.
Mi prendi in braccio, mi porti fuori dall’acqua.
Guardi in giro. È tutto deserto.
Avvicini le labbra alle mie.
La pioggia continua a farci da sfondo con la sua dolce melodia mai composta dall’uomo. Gocce d’acqua cadono dai miei lunghi capelli per soffermarsi sul mento. Vorrebbero scendere giù, ma tu non glielo permetti. Le catturi con le tue labbra. Le bevi.
Le tue mani mi stringono a te, i miei occhi sono chiusi come in un sogno.
Li apro in cerca delle tue iridi. Mi stai osservando. Pretendo i tuoi baci, mi divori…
Ci siamo amati così, quel giorno.
Anni dopo…
È notte.
La luna è una chiazza argentea che brilla liquida nel cielo.
Lo stesso lago.
Gente che cammina in tutt’e due le direzioni.
Un uomo, una donna, un bambino… Estranei alla folla, procedono con lo sguardo sognante in lontananza, ognuno perso nei propri pensieri.
L’uomo ha tra le ciglia due dischi grigio scuro. Il bambino ha gli stessi occhi.
C’è un silenzio magico fra loro tre.
Nessuno parla.
O meglio nessuno li capisce, perché comunicano tra loro nella lingua magica del silenzio.
Silenzio che viene interrotto dalla vocina del bambino: «Mamma, mamma!»
«Dimmi tesoro!» Risponde la donna dolcemente.
«Guarda la luna. Si è tuffata nel lago, vuole giocare coi pesci!»
I due adulti ridono all’esclamazione del piccolo. Lei si avvicina al marito e sussurra:
«È il regalo che il cielo fa ogni sera al lago. Il loro modo di amarsi.»
L’uomo la stringe a sé, la bacia. Indica il bimbo e le dice:
«Si vede che è tuo figlio.»
«È anche tuo,» controbatte lei «ha preso gli occhi dal lago, proprio come te, in modo che io possa amarvi a vita.»
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