Il Ministero del Turismo e dell’Energia della Repubblica Domenicana lancia l’allarme al quale si associano diverse istituzioni locali e i laboratori specializzati.
Tra gennaio e marzo circa 24 milioni di tonnellate di alghe hanno raggiunto le coste dominicane, rispetto ai 14 milioni nello stesso periodo dell’anno scorso, mentre gli esperti prevedono che le quantità aumenteranno ulteriormente.
“Dieci anni fa, vedevamo queste alghe solo tre mesi all’anno, ma oggi sono qui quasi tutto l’anno, da marzo a novembre”, ha riferito il biologo marino Andrea Valcarcel, capo della divisione laboratori oceanici del Paese.
La nuova invasione di alghe Sargassi sulle coste di diverse regioni della Repubblica Dominicana, fa temere per il turismo e per la produzione di elettricità
Al momento, le alghe di colore marrone scuro dall’odore nauseabondo proliferano nelle acque del Malecon, il lungomare di Santo Domingo, la capitale, ma anche a San Pedro de Macoris, sulla costa meridionale.
La lotta all’invasione di queste alghe rappresenta un onere economico importante per il Paese.
Da una dozzina di anni queste alghe brune invadono regolarmente le coste dei Caraibi, della Guyana, dell’America centrale, del Golfo del Messico, ma anche della Costa d’Avorio, del Benin e del Togo. Soffocano la biodiversità e pongono problemi sanitari a causa del rilascio di gas nocivi per la salute, idrogeno solforato e ammoniaca, derivanti dalla loro decomposizione, ma anche ambientali ed economici. Le cause della loro proliferazione continuano ad essere studiate. L’aumento dell’attività agricola con la presenza di fertilizzanti nelle acque, l’apporto di sali nutritivi legati alla deforestazione dell’Amazzonia, la modificazione delle correnti, le nebbie del Sahara o il riscaldamento globale sono i fattori più citati.
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