L’ispettore che si finge cliente e gli articoli nascosti nel carrello della spesa che non vengono intercettati. Il licenziamento che ne consegue genera un vero e proprio caso nazionale
Succede che un giorno in un supermercato in toscana un ispettore, travisato da normale cliente, si presenti alla cassa nascondendo articoli minuscoli quali, lacci per capelli, mascherine per il viso, matite per gli occhi, nascosti in casse di birra, facendola franca, complice le aperture laterali. La conseguenza immediata è il licenziamento in tronco del cassiere, reo di non avere controllato a sufficienza. L’episodio, avvenuto in provincia di Siena, ma ne sono stati accertati altri in diverse zone della penisola, ha immediatamente suscitato sdegno e solidarietà per i lavoratori colpiti. Vittime di un provvedimento quantomeno sproporzionato e oggi diventato effetto choc.“ Test del carrello“ o del ” finto cliente“, messa così suona ancora peggio, con i sindacati che immediatamente insorgono e parlano di atto unilaterale, senza ombra di complicità, contestando la giusta causa. Invocando un problema di democrazia. Sullo sfondo l’età dei dipendenti licenzati, quasi alla soglia della pensione e il paradosso tutto da chiarire, il cassiere fa cassa o antitaccheggio? Il “mistery shopping“ merita ora un approfondimento esaustivo per poter cogliere e soddisfare tutte le esigenze specifiche dell’azienda ed al contempo la tutela dei dipendenti, onde evitare contestazioni e licenziamenti illegittimi. Cassa 0 non cassa.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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