Il teatro veneto incanta Mosca con il nuovo spettacolo del regista veneziano Alessio Nardin e i giovani allievi dello Stabile del Veneto
La produzione del Sogno di una notte di mezza estate, dopo aver registrato il sold out nei giorni della prima al Teatro Nazionale Electro Stanislavsky di Mosca entrerà nel repertorio del teatro moscovita e resterà in produzione fino al 2023.
Venezia, 2 luglio – Tre serate di sold out e successo unanime di critica e pubblico per il nuovo spettacolo del regista veneziano Alessio Nardin che col suo Sogno di una notte di mezza estate ha debuttato nei giorni scorsi al Teatro Nazionale Electro Stanislavsky di Mosca (Unione dei Teatri d’Europa), portando in scena i lavori e i cortometraggi realizzati in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto e i giovani allievi del terzo anno dell’Accademia Carlo Goldoni.
Il lavoro ha colpito la platea russa per la sua cifra innovativa (musica elettronica contemporanea, video installazioni con sei schermi contemporanei) a partire da radici tradizionali (la tradizione della maschera e del teatro di situazione russo), tanto da convincere il Teatro Nazionale Electro Stanislavsky di Mosca a programmare alcune repliche aggiuntive speciali a settembre, prima che lo spettacolo entri nel repertorio del teatro durante tutta la stagione invernale fino al 2023.
La collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto
Alessio Nardin ha ideato e creato, per le video installazioni che fanno parte dello spettacolo (nella foresta), diversi super-cortometraggi realizzati a Venezia e Padova con gli allievi del terzo anno di specializzazione della Accademia Carlo Goldoni, nell’ambito delle attività di formazione del Modello TeSeO Veneto – Teatro Scuola e Occupazione, frutto dell’Accordo di Programma tra Regione Veneto e Teatro Stabile del Veneto.
L’intervento del regista presso l’Accademia è stato caratterizzato da un lavoro pedagogico preparatorio con i giovani attori basato sul testo shakespeariano. Nella fase successiva sono stati realizzati i video con una tecnica di ripresa particolare che mostra una venezia inusuale, priva di turisti, con una architettura viva e meravgliosa che da vita ad una foresta viva e abitata da molti esseri.
Note di regia
La domanda che mi ha sempre catturato ed affascinato di questo incredibile testo di Shakespeare è: ma il sogno di chi è? Dell’autore? Di Titania? Di Titania e Oberon, di cui la realtà è la proiezione del loro sogno? Dello spettatore? Di chi?
Questa domanda continua a seguirmi, perché quello che sento in questa drammaturgia è che tutto sembra assolutamente irrazionale e casuale, ma allo stesso tempo tutto dà la sensazione di essere assolutamente logico e organizzato in modo meticoloso. Questo è ciò che mi ha sempre affascinato: è una follia totalmente logica o una logica totalmente folle.
È esattamente come un sogno.
Ma come riuscire a costruire e realizzare concretamente un sogno attraverso un’azione spontanea: non una “mimesi” di un sogno, ma un vero sogno? Quali strumenti usare inerenti per l’azione? E poi come realizzare questo sogno?
La prima cosa che mi ha ispirato è che spesso un sogno contiene una parte legata al mondo reale, che si trasforma o si deforma: come in un dipinto di Dalì. Per questo motivo, per iniziare a ricostruire sul palco questa drammaturgia, ho usato il percorso del paradosso: per scoprire quali realtà i mondi sono presenti nella drammaturgia.
A partire da questo punto di vista, ho iniziato a creare i tre mondi contemporanei che compongono il sogno.
A partire da questa domanda ho cominciato a creare i tre mondi contemporanei che compongono il Sogno. Il primo è quello di Teseo, Ippolita, Egeo ma soprattutto di Lisandro e Demetrio ed Ermia ed Elena: in qualche modo è la gabbia dorata, dove esiste un amora giusto, un amore sensato, un amore che si può realizzare e che può durare. È il mondo regolato dalla giustizia umana, dai contratti e dal danaro.
Il sencondo mondo è quello di Oberon, Titania, Puck e le streghe: è il mondo della natura, degli istinti più primordiali, degli istinti vitali, dalle urgenze primarie della vita, dove l’amore può essere solo passione forte, senza controllo. Dove tutto è regolato dall’istinto animale e dalle leggi della natura che a volte all’uomo sembrano casuali e sconosciute. È il mondo delle divinità che appartengono al dio Natura. Concretamente l’uomo le può percepire, le desidera, ma non capire, se non è in contatto con la sua natura.
Infine il terzo mondo è proprio il mondo di mezzo tra la regola e la divinità: l’arte. È il mondo dei comici. È il mondo degli artigiani che provano ad avvicinarsi agli dei. È il mondo degli artisti che provando ad imitare le divinità ed il mito riescono a creare qualcosa di nuov ed originale ma in modo inconsapevole, solo per imitazione della divinità. È il mondo del genio.
L’incorcio, l’incontro e lo scontro tra questi tre mondi darà vita all’opera completa di Shakespeare. Questi mondi devono esistere contemporaneamente e come dei fiumi sotteranei riaffiorare in mod alternato o coincidente in diveris momenti e luoghi della drammaturgia.
Il teatro che ho costruito è un teatro “povero”, diretto, basato solo sull’essenza dell’attore come autore di azione. È un mondo, quello che ho ideato per la foresta, che si contrappone al metateatro o alla metafora. Diventa un mondo teatrale che esiste in quanto tale, quasi come un riflesso di un possibile mondo teatrale metafisico che esiste in una dimensione differente e che si specchia nell’istinto puro dell’azione in scena.
Per fare questo ho proposto un lavoro innovativo sulla maschera.
Da molti anni in Europa mi occupo di azione senza maschera e con la maschera e questa esperienza mi porta a dire che quando parliamo di maschera dobbiamo parlare di arte dell’azione con la maschera.
Per questo, tra i vari aspetti di cui mi sono occupato in questo progetto, ho accettato anche quello di rifondare in Russia una nuova strada di lavoro con la maschera.
Quindi (a partire dalla tradizione della maschera europea) ho creato due linee di lavoro su cui si è basata la struttura dello spettacolo: da una parte ho costruito una nuova tecnica fisica e verbale per svolgere dei dialoghi concettuali attraverso l’utilizzo della maschera. Dall’altra ho dato vita ad una drammaturgia del corpo per creare delle performances, basate sull’astrattismo, che nascono dal linguaggio del corpo e della maschera uniti. Fondando tutto su queste due strutture sceniche, accompagnate dalla muscia di Dmitry Kurlyandsky, ho dato vita al “Teatro di Mangiafuoco”.
In questa regia ho anche curato la creazione specifica delle maschere (nate dal lavoro sulla drammaturgia del corpo) e dei costumi: prima ho costruito per ogni attore un corpo ed uno psicotipo legato agli istitinti primari dell’uomo. Successivamente, insieme a dei maestri mascherai italiani, ho dato ideato ogni singola maschera, disegnandole e scegliendo le forme i colori di ogni maschera per ogni attore.
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
Composizioni musicali Alexander Belousov
Light design Alexey Naumov
Costumi Vadim Andreev
Coreografie di W. Shakespeare
REGIA Alessio Nardin
In collaborazione con Il Teatro Stabile del Veneto e l’Accademia Carlo Goldoni
Alessio Nardin
Scenografie Nataliya Avdonina e Alessio Nardin
Ideazione Maschere Alessio Nardin
Ideazione e regia dei video Alessio Nardin
Operatore video in interna Michele Tonicello
Operatore video in esterna Luigi Fardella
Montaggio e post produzione Luigi Fardella
Direzione del montaggio Alessio Nardin
30 attori/musicisti
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