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Brasile, Lula ribalta i pronostici e conquista la presidenza. Flavio Bolsonaro contesta il voto

4 minuti di lettura

Il leader progressista ottiene il 51,74% dei consensi dopo una rimonta costruita in tre settimane di campagna elettorale. Il risultato rafforza la sinistra latinoamericana, mentre si apre il confronto sulla governabilità del Paese e sul futuro dei rapporti con gli Stati Uniti

SAN PAOLO (BRASILE). Una rimonta che sembrava improbabile si è trasformata in una vittoria storica. Luiz Inácio Lula da Silva si conferma alla guida del Brasile, superando al ballottaggio Flavio Bolsonaro con il 51,74% dei voti contro il 48,2% del suo avversario. Un risultato che ribalta le previsioni della vigilia e consegna al presidente uscente un nuovo mandato, in un Paese attraversato da profonde divisioni politiche.

«Ringrazio la generosità dei giovani brasiliani che si sono battuti a difesa della democrazia», ha dichiarato Lula subito dopo la vittoria. Nelle strade di San Paolo e Rio de Janeiro, intanto, migliaia di sostenitori hanno dato vita a festeggiamenti che hanno assunto rapidamente le dimensioni di una manifestazione politica.

Per il presidente, prossimo a compiere 81 anni, si tratta di un’altra affermazione contro la famiglia Bolsonaro, dopo il successo ottenuto quattro anni fa contro Jair Bolsonaro. Questa volta, però, la sfida si è conclusa con un recupero che ha sorpreso anche gli osservatori più prudenti.

Bolsonaro annuncia ricorso

Flavio Bolsonaro non accetta il risultato e annuncia una richiesta di annullamento delle elezioni. La contestazione riguarda la decisione di prolungare di due ore le operazioni di voto, provvedimento che, secondo il candidato sconfitto, avrebbe modificato le regole a consultazione in corso. La proroga, stando a quanto riportato, sarebbe stata richiesta anche dallo stesso Bolsonaro.

«È impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento del voto. Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha allungato le operazioni di voto, ha cambiato le regole in corso», ha sostenuto.

La presa di posizione rischia di alimentare lo scontro istituzionale, ma la contestazione arriva dopo che i presidenti delle due Camere hanno già ratificato l’esito elettorale. Resta da capire quale seguito avrà l’iniziativa annunciata dal candidato sconfitto.

Tre settimane decisive per la rimonta

La svolta è maturata nella fase finale della campagna. Dopo il primo turno, Lula si trovava a circa due milioni di voti di distanza da Bolsonaro e doveva recuperare consensi in un quadro che appariva favorevole al centrodestra. La possibilità di raccogliere i voti degli elettori rimasti senza un candidato al ballottaggio sembrava infatti rappresentare un vantaggio per il figlio dell’ex presidente.

La strategia del leader progressista si è invece concentrata sulla mobilitazione degli elettori, attraverso iniziative pubbliche e una presenza capillare sui social network. Anche la partecipazione ha avuto un ruolo rilevante: l’astensione è diminuita di due punti, un segnale compatibile con il ritorno alle urne di una parte di chi non aveva votato al primo turno.

Lula ha raccolto oltre 64 milioni di voti, secondo i dati riportati, confermando la capacità di mantenere un consenso ampio nonostante l’età e un panorama politico sempre più polarizzato. La sua campagna ha puntato anche sulla difesa delle politiche sociali, dei diritti delle minoranze e delle popolazioni indigene, oltre che sulla tutela dell’Amazzonia.

Durante la competizione non sono mancate le polemiche sul ruolo delle piattaforme digitali. Meta è stata accusata da più parti di aver ostacolato la circolazione dei contenuti favorevoli al presidente. Un tema che riporta al centro del dibattito il peso delle grandi aziende tecnologiche nelle campagne elettorali.

Un risultato che supera i confini brasiliani

La conferma di Lula assume un significato che va oltre la politica interna. Il successo del presidente rappresenta un segnale per le forze progressiste dell’America Latina e arriva in prossimità delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in una fase in cui l’influenza dell’area politica vicina a Donald Trump è al centro del confronto internazionale.

Il Brasile resta inoltre un interlocutore strategico per l’Europa, sia sul piano commerciale sia per gli impegni climatici. La tutela della foresta amazzonica, le politiche ambientali e la cooperazione multilaterale saranno tra i temi destinati a pesare nei rapporti con Bruxelles.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha commentato il risultato su X: «In Brasile hanno vinto la democrazia e il multilateralismo». Ha quindi ribadito la volontà di rafforzare la collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico, con particolare attenzione al commercio e alla lotta ai cambiamenti climatici.

«Il partenariato tra l’Europa e il Brasile è fiorente. Resteremo al vostro fianco negli anni a venire. Insieme continueremo a lavorare a stretto contatto per un commercio libero e aperto. Per un ordine globale basato su regole. E per ambiziosi obiettivi in ambito climatico», ha scritto.

La sfida della governabilità

Il successo elettorale non garantisce a Lula una strada semplice. Il Parlamento rimane infatti a maggioranza di destra e il presidente dovrà trovare interlocutori anche tra le forze politiche che si sono schierate con il suo avversario. Senza accordi, l’attuazione del programma rischia di incontrare ostacoli significativi.

Lula ha già indicato la strada che intende seguire, escludendo uno scontro frontale con le istituzioni parlamentari: «Molti dicono che Lula avrà difficoltà a governare, ma questo congresso di destra è stato eletto dal popolo, ed è con loro che lavorerò per approvare le cose».

La vittoria riporta così al centro della scena un leader che molti consideravano politicamente indebolito. La sua storia personale, dalle origini operaie all’ingresso ai vertici dello Stato, continua a rappresentare un elemento importante della sua identità politica.

Le celebrazioni nelle piazze, con i sostenitori vestiti di rosso e le mani alzate a formare la lettera L, raccontano l’entusiasmo di una parte del Paese. Il voto, tuttavia, lascia emergere anche una frattura profonda: quasi metà dell’elettorato ha scelto Bolsonaro. La nuova presidenza dovrà misurarsi con questa divisione e trasformare il consenso conquistato alle urne in una maggioranza capace di sostenere le proprie decisioni.

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