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Il dialogo

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama politico-sanitario italiano

 

Mi meraviglia l’ossessionante insistenza per un dialogo parlamentare tra Governo e opposizione, sia per l’assoluta pochezza dei contenuti espressi dall’opposizione sull’argomento pandemia, ma soprattutto per un atteggiamento del Governo che ritengo assolutamente positivo.

 

E affronto subito quest’ultimo aspetto, perché negli ultimi 25 anni (e tralascio il prima) in Italia maggioranza e opposizione all’apparenza si sono sempre combattute, ma in realtà chi è andato al potere ha sempre rispettato le esigenze basiche del temporaneo oppositore, che – in caso di cambiamento – si è naturalmente attenuto al canovaccio, indipendentemente dalle attese degli elettori.

 

Il caso più eclatante di questa realtà risale al 2002 quando un parlamentare del Pd, durante un dibattito alla Camera, rese noto al Parlamento che nel 1994 venne garantita a Berlusconi l’intoccabilità delle sue televisioni, in cambio di una sua “fiducia” al governo Dini e questo è solo un esempio di una metodologia politica che è alla base di molte delle nostre debolezze democratiche.

 

Conte si è sottratto a questo gioco e l’assenza nasce (credo) dalle origini del tutto extrapolitiche della sua storia, tant’è che la dissociazione con Salvini si è determinata su dissensi negli obiettivi, quindi nel fare, e non per ideologie politiche, ideologie che invece hanno portato i suoi critici a segnalare un cambio di cavallo del tutto inesistente, per il semplice motivo che l’appartenenza politica costituisce un essenziale patrocinio non per Conte, ma per i suoi citati critici: quindi questa ipotesi inesistente, è stata creata unicamente per cercare di indebolire una conduzione politica del tutto estranea agli usuali intrecci.

 

Nella sua nuova esperienza Conte cerca di governare con una precisa logica operativa (condivisibile o meno), ma è fuori dall’inciucio, attività che tutti hanno sempre condannato per un’esteriorità di buona appartenenza (sono liberale, sono per la Nato, per l’Europa, per Draghi, per i giovani, per il merito, per la spending review, etc.), ma che molti poi professano per esclusivo, affannato e ricercato interesse.

 

Detto questo, il comportamento del Governo fino all’estate scorsa era stato condiviso dalla stragrande maggioranza dei cittadini e digerito dall’opposizione, ma poi in settembre – con dati epidemiologici crescenti – erano iniziate le critiche, come se l’accoglimento di un periodo estivo meno rigido nei comportamenti fosse stata una scelta di un Governo irresponsabile e non consona al comune sentire, compreso quello di governatori molto sensibili alla loro popolarità.

 

Come sappiamo i successivi dati forniti dalle Regioni hanno poi segnalato un marcato peggioramento sanitario e i conseguenti incontri hanno portato il Governo ha emettere in un arco temporale del tutto ravvicinato tre Dpcm all’apparenza inutili, ma in realtà progressivi: non saprei se sia stato un comportamento errato, necessario o superfluo e accetto qualsiasi parere, ma ricordo che il Governo – sia per i Dpcm, che per il prolungarsi del periodo di emergenza – era già stato accusato dall’opposizione di autoritarismo e questa accusa, oggi, non può certamente essere più sostenuta.

 

E siamo arrivati alla decisione, l’Italia è stata sezionata e la divisione non nasce da dati misteriosi e nascosti, ma da 21 indicatori di livello di rischio (calcolati su comunicazioni regionali) in parte assolutamente facili da capirsi e in parte più delicati, con una cognizione esatta e immediata solo per specializzati: tutto mi sembra logico e lineare e il Governo non può attendere una comprensione generale dei dati prima delle conseguenti decisioni, perché l’obiettivo – ricordiamolo – è la salute dei cittadini e il virus non aspetta.

 

Richiamerei infine la generale attenzione sull’entità dei dovuti ristori, perché non ritengo che il loro ammontare debba essere superiore alle singole dichiarazioni dei redditi 2019.

 

Mi sembra che gli episodi ricordati confermino in definitiva l’esistenza del tanto richiesto confronto Governo/opposizione che però si sviluppa, logicamente, a livello regionale visto che i problemi pandemici nascono e marcano le loro dinamiche nel territorio.

 

   Luigi Giovannini

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