Adoro l’inizio di un nuovo ciclo: mi libera dalla mia tremenda sindrome premestruale. E oggi, se ho voglia di andare in piscina, non c’è problema. Non che sia sempre stato così semplice avere le mestruazioni, e non che lo sia dappertutto: in molte regioni del mondo è ancora una gravissimo problema per chi le ha. Nonostante le mestruazioni ci siano dai tempi di Eva, è solo da pochissimo tempo che alcune donne, come me, si sono liberate dai limiti che esso può comportare.
Il nome delle nostra liberatrice è Leona W. Chalmers, colei che disegnò e brevettò la coppetta mestruale moderna. Prima di riscoprirsi inventrice, era stata un attrice a cantante americana.
Se hai un’idea della storia delle mestruazioni, capirai che questo significa che la coppetta mestruale è in commercio fin da quando lo era anche il tampone usa e getta commerciale. Perché allora uno è prevalso a discapito dell’altro? La prima ragione è sociale. Con la coppa mestruale è necessario avere una maggiore consapevolezza del proprio corpo rispetto agli assorbenti esterni e anche ai tamponi interni, e soprattutto in passato non era accettato il “toccare ed esplorare” delle proprie parti intime, ragion per cui il consumo si frenò.
I primi prototipi. Prima dell’invenzione di Chalmers, erano in realtà stati progettati altri dispositivi a coppa per raccogliere il sangue mestruale. Il primo apparecchio era stato il “Catamenial Sacks” nel 1867. Chi indossava internamente questa sacca aveva bisogno di reggerla con una cintura e cinghie (più o meno una versione leggermente più bizzarra e meno pratica della coppetta mestruale di facile utilizzo di oggi); mentre alcune invenzioni precedenti utilizzavano sacche flessibili, alcune usavano tazze di metallo e, in coppia con la cintura, queste alternative non erano né discrete né comode da usare.
Poi arrivò Leona Chalmers. Sono gli anni ’30 quando brevetta (brevetto US 2.089.113) e produce la prima coppetta mestruale riutilizzabile. Il disegno della coppetta mestruale del suo brevetto mostra che è molto simile alla Tassette, alla Tassaway e alle coppette Keeper prodotte successivamente. La Chalmers nel brevetto suggerisce di produrla in gomma vulcanizzata. Discute poi il suo uso e mostra un disegno nel suo libro del 1937. La produzione del suo primo brevetto nel 1937 ebbe un singhiozzo quando la seconda guerra mondiale devastò l’offerta di gomma disponibile. Fu costretta a fermarsi temporaneamente, ma continuò a vendere la coppetta dopo la fine della guerra.
Con l’introduzione degli assorbenti usa e getta però poche donne vollero riutilizzare un prodotto quando potevano semplicemente buttare via gli assorbenti. L’assorbente regnò per decenni, e continua purtroppo a regnare nel mondo della salute mestruale.
La seconda ragione è economica. Le coppette mestruali sono appunto riutilizzabili, perciò si necessita di una sola coppetta anche per cinque o dieci anni rispetto ai prodotti usa e getta come gli assorbenti, non un prodotto capitalista traslato in termini economici. Non c’era, e probabilmente non c’è pertanto, un forte interesse nel commercializzarla. Solo con la sensibilizzazione del commercio per l’ambiente e con le conquiste del femminismo c’è stato un nuovo impulso nel mercato. Era quindi molto difficile competere con i tamponi. Le donne erano a disagio con l’idea di toccare, per non parlare di inserire la coppetta, dentro le loro parti intime. Gli anni ’30 e ’40 non erano di sicuro l’epoca d’oro della liberazione sessuale e dei periodi senza stigma.
Se non che arrivarono gli anni ’50, che furono come una seconda vita per le tazze di Chalmers. Fortunatamente per gli utenti di coppetta, Chalmers non permise alle guerre e agli stigmi di uccidere il suo sogno. Vendette i diritti del progetto della coppetta mestruale a Robert P. Oreck, che lanciò una nuova coppetta mestruale nel 1959: Tassette, Inc. In un momento in cui usare le parole “vagina” e “mestruazioni” nelle pubblicità era severamente vietato, commercializzare la coppetta non era un gioco da ragazzi. Non è ancora facile usare queste parole liberamente: la prima pubblicità con sangue mestruale reale (rosso) e menzionare la parola “vagina” non è apparso sugli schermi fino al 2010. Ricordiamo di nuovo che questo, come diceva proprio Chlamers, è un problema nato con la stessa Eva. Per questo Chamblers decise di lanciare una campagna di sensibilizzazione inviando coppette gratuite alle infermiere a livello nazionale. In cambio, alle infermiere era chiesto di raccomandare e consigliare la coppetta alle persone che stavano cercando prodotti per la salute mestruale.
A quel tempo, le persone si sentivano a disagio a svuotare il liquido mestruale dalle loro tazze e pulirlo. E per molti donne oggi è ancora scomodo, ma negli anni ’50, a differenza nostra, non si aveva accesso a internet, ai blog dove si possono chiedere e scambiare consigli con le altre per abituarsi al processo, come possiamo fare ora. ‘“Mestruazioni” era ancora una parolaccia e non parliamo della parola “vagina”. La compagnia chiuse nel 1973, e le donne furono di nuovo lasciate senza le coppette mestruali. Dal momento che le tazze erano riutilizzabili, i pochi utenti che avevano le coppette non ne compravano più. Era stato un buon tentativo per le tazze di Chalmers di vivere una seconda vita, ma Tassette non sarebbe stata quella a rivoluzionare i periodi a lungo termine.
Una nuova resurrezione sostenibile della coppetta mestruale. Nel 1987, The Keeper, un marchio di coppette mestruali che esiste ancora oggi, vide un’opportunità e rilanciò il prodotto dopo venti anni di assenza dal mercato; e non passò molto tempo prima che un numero crescente di aziende abbracciò la stessa idea.
E qui veniamo a voi, con una domanda da donna a donna: quanti assorbenti pensi di avere usato nella corso della tua vita? Probabilmente come me, non sapresti dare un numero ma così a occhio io direi tanti, tantissimi, sicuramente troppi. Se c’è qualcosa che puoi fare come donna per l’ambiente è smettere di acquistare assorbenti e passare alla coppetta mestruale. Per darvi un’idea, una sola coppetta acquistata devia oltre 2.880 tamponi dalla discarica. La coppetta mestruale è molto ecologica, con il suo utilizzo ci sono meno sacchetti di plastica o assorbenti esterni nella spazzatura, considerati altamente inquinanti e difficili da smaltire. E dimenticatevi dei tamponi che galleggiano fra le tubature di casa e le nostre acque.
Come funziona? La coppetta mestruale posizionata nella vagina raccoglie il flusso mestruale invece che assorbirlo, quindi basta pulirla e riutilizzarla. La coppetta mestruale è quindi igienica, e pure sana: non assorbe l’umidità come i tamponi e non ti fa sudare come gli assorbenti esterni. I vantaggi sono moltissimi. Protegge la tua salute, non avrai più secchezza vaginale né irritazioni perché non altera l’equilibrio della mucosa vaginale e non ci sono rischi che rimangano fibre sintetiche e estranee in vagina, come sarebbe il caso dei tamponi. Inoltre, con la coppetta mestruale il tuo corpo non sarà in contatto con sostanze chimiche nocive.
Non rimane che andare su Amazon e ringraziare Leona Chalmers.
Parte dell’articolo è stato tradotto dall’inglese all’italiano dalla seguente pagina: http://rubycup.com/blog/woman-invented-menstrual-cup-history/
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