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Guerra e tutela ambientale da “Giurisprudenza 2.0” l’appello per il nuovo reato di ecocidio

2 minuti di lettura

Arriva da Treviso l’ultimo appello affinché l’ecocidio possa finalmente essere riconosciuto come reato dalla Corte Penale Internazionale (ICC) dell’Aja con l’obiettivo di tutelare l’ambiente in ogni sua forma.

TREVISO – Nella giornata di mercoledì, presso Palazzo San Leonardo quale sede del corso di “Giurisprudenza 2.0” dell’Università degli Studi di Padova, gli universitari trevigiani hanno potuto affrontare questa importante tematica all’interno del convegno pubblico “L’evoluzione della giustizia penale internazionale, dal genocidio all’ecocidio” tenutosi alla presenza dell’avv. Giovanni Chiarini (Texas Tech University di Houston), dell’assessore comunale all’ambiente Alessandro Manera e dei professori Paolo Moro e Bruno Barel.

Al centro delle discussioni il reato di “ecocidio” inteso come l’insieme di «atti illeciti o sconsiderati commessi con la consapevolezza che ci sia una sostanziale probabilità che tali atti causino un danno grave e diffuso o a lungo termine all’ambiente». Una definizione studiata negli ultimi anni da un pool di avvocati ed esperti internazionali grazie all’attività di sensibilizzazione della “Stop Ecocide Foundation” all’interno di una campagna globale volta a proteggere gli ecosistemi anche in tempo di guerra e tra i cui sostenitori figura anche Papa Francesco. In un periodo storico nel quale l’ecosistema in cui viviamo è messo costantemente a rischio, il riconoscimento di questo nuovo crimine potrebbe difatti assurgere a strumento giuridico di portata potenzialmente rivoluzionaria permettendo di perseguire penalmente le aziende e i governi che si dovessero rendere consapevolmente responsabili di “gravi danni alla natura”.

«La giustizia penale internazionale è una materia tuttora in continua evoluzione, oggetto di scontro ed incontro tra varie culture giuridiche differenti in cui le tradizioni giuridiche anglosassoni e quelle romano-europee si confrontano e arricchiscono reciprocamente – spiega l’avv. Chiarini – In questo contesto giuridico oggi si discute dell’introduzione del reato di “ecocidio”, una sorta di “genocidio dell’ambiente”, che tuttora non è parte dello Statuto di Roma ma che è comunque argomento di grande attualità ed interesse anche per le future generazioni. Un tema che va quindi affrontato tenendo conto dei delicati meccanismi processuali che governano la procedura della Corte Penale Internazionale».

«Il convegno, organizzato totalmente dagli studenti del nostro team LinkedIn, si inserisce perfettamente nel nostro progetto didattico legato sempre più all’internazionalizzazione dei futuri “giuristi internazionali d’impresa” – sottolinea invece il prof. Moro, Presidente del corso – Nell’occasione non solo abbiamo trattato un argomento importante e sentito come quella della difesa dell’ambiente, ma abbiamo anche approfondito il funzionamento della Corte Penale Internazionale. In questo modo è stato quindi possibile collegare un tema d’attualità con gli studi accademici».

«Quello dell’ecocidio è un crimine efferato che coinvolge tutti noi, così come anche le generazioni future – conclude l’assessore Manera – Potremmo definirlo come una “mina antiuomo ambientale”. Per questo apprezzo il fatto che se ne parli a Treviso con gli studenti di Giurisprudenza 2.0, perché solo studiandone cause ed effetti si può pensare di tutelare anche in futuro la natura che ci circonda».

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Classe 1993, è giornalista pubblicista e studentessa magistrale in Editoria e Giornalismo presso l’Università degli Studi di Verona. Ama i cani, i libri e i viaggi. Scrive di ambiente, politica, assaggi, turismo.
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