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Gli Zattieri del Piave patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco

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“C’è un detto che recita così: Venezia poggia su un Cadore rovesciato. – ha dichiarato il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia – Un detto che ci porta alla lontanissima Serenissima, un tempo in cui erano terminate le scorte del legname lagunare e i veneziani hanno guardato, perciò, al Cadore per recuperarne. Legname preziosissimo, ricordiamolo, perché è su di esso che poggiano ancora oggi le fondamenta della gran parte dei palazzi veneziani e che veniva trasportato fino in laguna proprio grazie alle maestrie degli Zattieri del Piave. Il lavoro degli Zattieri, cioè quello di saper governare una zattera, è intriso di storia, di tradizione, di cultura veneta che, insieme al duro lavoro e alla passione, appartengono alla nostra terra e alla nostra gente. Ora, gli Zattieri del Piave sono stati anche riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità: un riconoscimento che ci rende profondamente orgogliosi per quanto la gente veneta ha dato alla sua terra e continua a dare come esempio di eccellenza nel mondo”.

Ma cosa sono gli zattieri e perché sono diventati patrimonio immateriale Unesco?

Tremila erano le zattere che di media ogni anno scendevano fino a Venezia. Sopra, a trasportare il legno, c’erano loro, gli zattieri, uomini che per secoli hanno portato i tronchi d’albero dalle Dolomiti fino alla laguna di Venezia.

Con quel legno, la Serenissima ha costruito la città di Venezia e le navi della famosa flotta.

Cinque erano le confraternite o fraglie (fratellanze) degli zattieri: Codissago, Ponte nelle Alpi, Borgo Piave, Nervesa, Ponte di Piave.

Festa degli zattieri a Codissago. Credits Museo degli Zattieri del Piave.

Come spiega il Museo degli Zattieri del Piave, “la vita degli zattieri non era certo facile. Gli zattieri di Codissago soprattutto quelli che arrivavano a Perarolo dovevano fare 20 Km a piedi, costruire la zattere facendo a mano 250 fori con le trivelle, ritorcere e assemblare il legname con le sache, costruire quattro remi e i relativi scalmi detti postei, caricare le tavole e fissarle sempre con le sache. Completata la zattera che era normalmente di 21×4,20 e pesante 20 tonnellate, scendevano il fiume e ad ogni sbarramento delle segherie dovevano infilare uno scivolo el bus dei cavi della larghezza di 6 m unico passaggio che permetteva di superare la rosta, alla fine dello scivolo la parte anteriore della zattera finiva sott’acqua”.

In copertina, credits Museo degli Zattieri del Piave

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