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Giovanni Paolo II. Il papa orante

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Di San Giovanni Paolo II merita di essere meglio conosciuto l’aspetto della sua dimensione «orante», della sua capacità di vivere «nella» preghiera tutti i momenti della giornata, come hanno raccontato molti testimoni. 

Una straordinaria occasione per conoscere questo aspetto della figura del pontefice polacco è rappresentata dall’incontro in programma venerdì prossimo, 28 ottobre, alle ore 20:45, nella chiesa dei Carmelitani Scalzi di Treviso con il vescovo Mons. Piero Marini che, per ben 18 anni del lungo pontificato di Giovanni Paolo II, è stato il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie.

Egli, oltre ad essere stato da lui stesso ordinato vescovo il 19 marzo 1998, ha assistito il papa durante le celebrazioni liturgiche nelle più diverse situazioni: nelle innumerevoli visite a città italiane e in oltre 80 viaggi all’estero e in contesti sociali e religiosi non sempre facili. Qui è sufficiente ricordare il viaggio a Sarajevo nell’aprile 1997.

Giovanni Paolo II è stato un pontefice che ha messo in atto, perché l’ha amata, la riforma liturgica nata dal concilio Vaticano II. A testimonianza di questa sua volontà resta la sua splendida lettera apostolica Vicesimus quintus annus del 4 dicembre 1988, scritta per celebrare il 25° anniversario della costituzione Sacrosanctum concilium del concilio Vaticano II sulla sacra liturgia.

Come sacerdote, prima ancora che come vescovo e papa, ha fatto della celebrazione dell’eucarestia, come egli stesso ha detto, il «centro» della sua vita. Un giorno ad un amico ha confidato questo pensiero: «Io non mi commuovo durante la messa, io la faccio accadere. E mi commuovo prima e dopo».

Nel suo testo intitolato Dono e mistero, pubblicato in occasione del 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, parlava così del suo rapporto con la celebrazione eucaristica: «Celebrare l’eucarestia è la funzione più sublime e più sacra di ogni presbitero. E per me, fin dai primi anni del sacerdozio, la celebrazione dell’eucarestia è stata non soltanto il dovere più sacro, ma soprattutto il bisogno più profondo dell’anima».

Qualcuno ha definito Giovanni Paolo II come «l’orante instancabile». Come dargli torto!

P. Aldino Cazzago ocd

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