Iniziata ufficialmente la nuova era Gattuso. Il nuovo CT della Nazionale italiana di calcio si è presentato alla presenza di Buffon e Gravina
ROMA – Inizia ufficialmente l’era di Gennaro Ivan Gattuso. Se sarà la scelta giusta lo scopriremo tra qualche mese. Di certo quello che serve a questa Nazionale di disaffezionati è qualcuno che riporti i giocatori con i piedi per terra e che sappia far rinnamorare in primis la squadra dell’azzurro e poi anche tutti i tifosi.
Ringhio in questo è stato subito molto specifico: basta dolorini, si rimane a Coverciano tutti uniti. Un po’ quello che ha fatto Federico Gatti in occasione delle ultime due partite di qualificazione per il Mondiale. Reduce da una frattura e con pochissimi minuti sulle gambe, è rimasto comunque al fianco della squadra, in piena penuria di difensori.
Il nuovo Commissario Tecnico non potrà di certo giocare al posto dei suoi calciatori, ma cambiare la loro forma mentis di certo sì. Uno che si sarebbe legato al pulmann della Nazionale pur di partecipare al vittorioso Mondiale 2006 può essere solo che la scossa giusta e l’esempio da seguire. Per non parlare poi della sua proverbiale grinta e magari anche di qualche sano schiaffone.
Di certo il materiale umano è poco, con il campionato italiano pieno zeppo di stranieri. Eppure le nostre Nazionali giovanili sono tra le migliori al mondo. Il problema è che sono ancora troppo poche le seconde squadre e i talenti si perdono tra prestiti in serie minori e le troppe panchine. Senza contare che se anche nascesse in Italia un fenomeno come Lamine Yamal, quasi sicuramente non giocherebbe nel proprio club, figuriamoci in Nazionale.
Ora, dopo le prime due partite del girone di qualificazione al prossimo Mondiale, la situazione è già grave dopo la sconfitta per 3-0 con la Norvegia e la pessima vittoria con la Moldova per 2-0, utile solo per i punti ma non per la differenza reti. Compito del 23° Commissario Tecnico unico della storia della Nazionale sarà cercare di portare a ogni costo l’Italia al Mondiale. Questo vuol dire innanzitutto cambiare totalmente la mentalità e poi vincere tutte le partite rimanenti possibilmente con molti gol di scarto.
Sembra già così un’impresa, ma Gattuso ci ha abituato a ben altro. Per di più non sarà da solo. Con lui ci sarà nello staff Leonardo Bonucci, mentre l’ex CT Cesare Prandelli sarà invece la guida di un nuovo percorso che verrà sviluppato assieme a Gianluca Zambrotta e Simone Perrotta, un punto di contatto tra il Club Italia con le Nazionali giovanili, il Settore Giovanile e Scolastico e il Settore Tecnico. Al loro fianco sarà coinvolto anche un altro Campione del 2006, Andrea Barzagli.
La strada sembra quella giusta, ora non resta altro che lasciarli lavorare e cercare di raccoglierne i frutti già dalle partite d’esordio il 5 settembre a Bergamo contro l’Estonia, e poi l’8 a Debrecen con Israele. La seconda finestra sarà invece a ottobre sempre con le stesse avversarie ma a sedi invertite. A novembre invece le ultime due gare, in Moldova e poi in casa con la Norvegia.
Le parole del Neo CT
Queste le parole in conferenza stampa del nuovo Commissario Tecnico della Nazionale Gennaro Ivan “Ringhio” Gattuso:
“È un sogno che si avvera e spero di essere all’altezza del ruolo. Il compito non è facile, ma di facile nella vita non c’è nulla. Sappiamo che c’è tanto da fare, ma abbiamo anche la consapevolezza di poter svolgere un grande lavoro. C’è poco da dire, c’è da lavorare, andare in giro e parlare coi giocatori, trasmettendogli cose positive, entrando nella loro testa. Sento dire da tanti anni che in Italia non abbiamo talento, ma penso che i giocatori ci siano: bisogna metterli nelle condizioni di potersi esprimere al massimo. L’obiettivo è riportare l’Italia al Mondiale ed è fondamentale farlo per noi, per il nostro calcio e per il nostro paese. Abbiamo le doti e le qualità per poterlo fare.
La Nazionale ha bisogno di entusiasmo e voglia di stare insieme nei momenti di difficoltà, di essere uniti. Chi viene a Coverciano deve farlo con entusiasmo, per creare una famiglia: i moduli, la tecnica e la tattica contano, ma la priorità è tornare ad avere un gruppo forte e quella mentalità che per anni ci hanno contraddistinto.
Ricevuta la chiamata non ho esitato un istante, anche perché sono convinto di avere una squadra forte: ecco, non i singoli giocatori, ma una squadra. Stare fuori due volte fuori dal Mondiale è dura per tutti, perché la maglia della Nazionale è pesante e non è semplice gestire la pressione. Eppure, la parola paura non deve esistere, perché con quella non si va da nessuna parte. Il mio lavoro in Nazionale cambierà, la quotidianità sarà diversa rispetto a quella nel club, ma il calcio è la mia vita: quando mi alzo non vedo l’ora di parlare di calcio. In questo primo periodo stresserò i miei colleghi di Serie A e quelli all’estero dove ci sono giocatori convocabili: l’obiettivo è andare a parlare con i calciatori, vedere le partite, prendendo treni e aerei e andando a cercare i migliori profili”.
“Dobbiamo essere bravi a reagire, solo reagendo si può uscire fuori da questa situazione. Con i giocatori cercheremo di creare una famiglia, dicendoci sempre le cose in faccia, anche quelle che fa meno piacere sentire. Bisogna essere uniti perché in campo, nei momenti di difficoltà, è il sentirsi soli la cosa più brutta, quando non senti la voce e l’aiuto del compagno di squadra diventa dura e 90’ diventano interminabili. Dobbiamo cambiare questo aspetto qui e aiutarci.
Ho pensato solo alle cose da fare e alle responsabilità, ma sentire i miei genitori così emozionati è stato speciale. La telefonata con Lippi? Spero di fare ciò che ha fatto lui: non alzare la coppa, bensì ricreare quell’alchimia di quello spogliatoio, tornare ad avere quel senso di appartenenza, vedere giocatori che vengono a Coverciano col sorriso, che stanno bene. Sarà importante entrare nella testa dei calciatori, parlando, dialogando e confrontandoci: ognuno di loro è diverso e siamo noi ‘grandi’ a dover andare incontro alle loro esigenze ascoltandoli.
In questo momento la Serie A ci dice che abbiamo il 40% di squadre che giocano con la difesa a 3 e il restante a 4, ma non è una questione di moduli, bisogna mettere i giocatori al posto giusto e in ottica qualificazione aggiustare la differenza reti, quindi segnare, avere una squadra a cui piace stare nella metà campo avversaria, mettendola nelle condizioni di creare e riuscire a fare male agli avversari. I moduli in questo momento lasciano il tempo che trovano: è il come vogliamo stare in campo la cosa più importante e negli allenamenti voglio gente che corre a cento all’ora senza risparmiarsi”.
Photo Credits: Figc.it
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