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Festa dei Lavoratori: indagine rivela le difficoltà dei giovani

2 minuti di lettura

Molti studenti universitari in Italia sono costretti a lavorare per mantenersi durante gli studi, spesso affrontando condizioni di lavoro precarie e stressanti. Alla vigilia del 1° maggio, la CGIL, l’Udu e la Fondazione Di Vittorio hanno presentato un’indagine che evidenzia le sfide che questi studenti affrontano, lanciando un appello per interventi normativi e miglioramenti nelle condizioni di lavoro.

ROMA. Il 30 aprile, alla vigilia della Festa dei Lavoratori, l’Unione degli Universitari (UDU), la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) e la Fondazione Di Vittorio (FDV) hanno presentato alla Camera dei deputati un’indagine sulle condizioni degli studenti lavoratori in Italia. L’indagine è stata condotta tramite quasi 13mila questionari distribuiti in tutto il paese, svelando le difficoltà che affrontano coloro che studiano e lavorano contemporaneamente.

Secondo l’indagine, in Italia ci sono 365mila persone che lavorano e studiano all’università contemporaneamente, rappresentando il 17% degli iscritti totali nelle facoltà italiane. Tra questi, 242mila sono studenti under 30, che costituiscono il 13% degli universitari di questa fascia d’età. La maggior parte degli studenti lavora in settori come la vendita al pubblico, con il 31% impiegato come commesso o cameriere.

Le ragioni per cui molti studenti scelgono di lavorare sono principalmente economiche. Il 90% afferma di lavorare per mettere da parte dei soldi, mentre l’88% desidera essere indipendente dalla famiglia. Tuttavia, una quota significativa lavora per sostenere i costi dello studio (83%) e per provvedere a sé stessi a causa della mancanza di supporto economico familiare (82%).

Camilla Piredda, coordinatrice nazionale dell’Udu, ha spiegato che il lavoro per gli studenti non è sempre una scelta libera, ma spesso un obbligo dovuto a difficoltà economiche e alla mancanza di misure di supporto allo studio. Solo il 40% degli studenti lavoratori ha dichiarato di potersi permettere gli studi senza lavorare, dimostrando quanto la situazione economica sia precaria per molti.

L’impatto del lavoro sulla vita accademica è significativo. Il 65% degli studenti lavoratori trova difficile socializzare con i colleghi, mentre l’83% ha problemi a partecipare ad attività e associazioni studentesche. Inoltre, il 61% trova molto difficile frequentare lezioni, il 56% sostenere regolarmente gli esami e il 54% prepararsi per gli stessi. Queste condizioni rendono comprensibile perché la metà degli studenti lavoratori ritenga che potrebbe finire fuori corso.

Questa situazione ha anche un impatto psicologico notevole. L’indagine rivela che il 78% degli studenti lavoratori sperimenta stress, il 64% ansia e il 34% insonnia. Percentuali significative riportano problemi di depressione, disturbi alimentari e abuso di sostanze.

Lara Ghiglione, segretaria confederale della CGIL, ha evidenziato che le condizioni lavorative degli studenti sono spesso precarie, con il 65% che ritiene che il proprio lavoro non offra prospettive di carriera, il 38% che lamenta carichi di lavoro inadeguati e il 37% che ritiene la retribuzione insufficiente. Ghiglione sottolinea la necessità di un intervento normativo per eliminare le forme di lavoro più precarie e aumentare i salari.

Infine, il presidente della Fondazione Di Vittorio, Francesco Sinopoli, ha indicato che l’indagine fornisce una visione dettagliata sia dei neet (giovani che né studiano né lavorano), sia di coloro che devono lavorare per studiare, con tutte le disuguaglianze che ne derivano.

Per affrontare queste sfide, la CGIL e l’Udu propongono soluzioni concrete, come aumentare le sessioni di esami e le risorse per il diritto allo studio, rafforzare le borse di studio, e promuovere un intervento legislativo per migliorare le condizioni di lavoro e ridurre la precarietà. Questi passi sono fondamentali per garantire che gli studenti lavoratori possano avere una carriera accademica soddisfacente e dignitosa, senza sacrificare il loro benessere.

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