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Prefab Sprout e il soffice pop

1 minuti di lettura

“We got married in a fever, hotter than a pepper sprout“.

Sono proprio le parole finali di un verso di una canzone di Nancy Sinatra e Lee Hazlewood intitolata Jackson, ad ispirare il gruppo per la scelta del nome. Siamo intorno al 1978 per avere una collocazione temporale e la band nasce attorno ai fratelli Paddy McAloon, cantante e chitarrista e Martin McAloon al basso, Wendy Smith ai cori e Neil Conti alla batteria.

La scena dei Prefab Sprout raggiunge la popolarità tra il tramonto negli anni 80 e l’inizio degli anni 90, con un pop molto sofisticato e quelle melodie ricche di influenze musicali, ma sempre attente ad essere sopra quella linea immaginaria che demarca la produzione di qualità.

Ricchi di quel fascino british e attenti alla militanza, senza essere cool ad ogni costo sistemano il soffice pop nel dopoguerra punk , narcisi quanto basta ma senza compiacere alcuno, liberi nell’esporre pensieri e suoni.

Il 1982 timbra il loro album d’esordio, con il primo singolo Lions in Your Own Garden (Exit Someone), ma l’attenzione della critica per alcune loro tracce musicali è tutta per i singoli Appetite e Cars and Girl, autentico viaggio nel mood anni 80, melodici e in stato di grazia, quanto per l’album Steve McQueen considerato il vero gioiello della band, registrato nel 1984 e uscito negli Stati Uniti col titolo Two Wheels Good a causa del veto dell’attore.

Negli anni 90, che mutano tendenze e suoni in maniera irrevocabile, i Prefab pubblicano Jordan, the Comeback, progetto musicale che esplorando un’ampia varietà di generi riesce a scalare le classifiche del Regno Unito fino ad essere candidato ai BRT Awards come miglior album dell’anno.

Fino alle pause, alla fine dei contratti e ai problemi di salute di Paddy McAloon, unico superstite della band dopo la dipartita del fratello Martin e al canto del cigno nel 2013 con Crimson/Red, il loro ultimo album.

Ma il “germoglio prefabbricato“, traduzione letteraria di Prefab Sprout aveva già solcato la sua piccola, grande storia.

Instacult di Mauro Lama

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Giornalista pubblicista, cura personalmente rubriche di arte e cinema.
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