Esattamente due anni fa ci alzavamo alle 3, per vedere l’ultima gara di Federica Pellegrini alla Olimpiadi di Tokyo. E non c’è stata sveglia presto più bella.
Abbiamo visto e gioito per le sue gare alle olimpiadi di Atene, Pechino, Londra, Rio. Senza contare Mondiali e Europei. Non importava il fuso orario o il risultato. Quando la Divina entrava in vasca eravamo tutti lì. A tifare, piangere e urlare.
Perché può essere anche antipatica, come tutte le vincenti, ma era la notte che segnava la storia. La quinta finale olimpica. Non importava il risultato, era lì.
Sapendo che sarebbe stata la sua ultima gara a certi livelli. Con tutte le sue debolezze e paure, con le sue sconfitte e rinascite.
Come la Fenice, uno dei simboli di Venezia, che si è tatuata e ne ha fatto Totem.
Tutti gli amanti del nuoto o dello sport in generale, una volta in più, hanno tifato, urlato e pianto. E, per una volta, non importava il risultato. Era l’ultima.
In questi Mondiali di nuoto si sente il vuoto, anche se era lì segnata. Si sapeva.
La favola sarebbe stata ancora più bella se il suo record, il più longevo della storia del nuoto, fosse stato battuto oggi.
Ma, chi la segue da sempre, sa che lei stupisce quando deve. E l’ha fatto alla sua maniera, lanciando l’ennesima sfida. Non sarà lei, ma forse sua figlia, un giorno.
Grazie di tutto Fede. Resterai per sempre la nostra Divina.
credits foto Federnuoto
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