È una storia vera che voglio raccontare.
Giovanni ha 36 anni. È un uomo imponente, alto un metro e novanta, robusto. Eppure, dentro quel corpo grande abita una fragilità disarmante. Si muove come un bambino, parla balbettando, conserva un sorriso candido e gentile con cui chiede continuamente aiuto. Ma sotto quel sorriso c’è una voragine: la convinzione, ripetuta all’infinito, di essere “tutto rotto”. Non ha più il cuore, dice. Non ha più il petto. Non ha più nulla. E’ nato con un importante deficit intellettivo, vive coi genitori e di giorno frequenta un centro diurno.
Il punto di rottura risale a dieci anni fa, durante una normale vacanza d’agosto in campeggio. Nelle docce, un gruppo di ragazzi decide di trasformare la crudeltà in intrattenimento: danno fuoco a una bomboletta di profumo spray con un accendino e gliela lanciano addosso. La bomboletta esplode a contatto con il petto di Giovanni, avvolgendolo tra le fiamme. Spaventato, terrorizzato, Giovanni scappa all’esterno nudo. Ad attenderlo, l’umiliazione finale: le risate divertite dei presenti di fronte al suo terrore e alla sua nudità.
Da quel giorno, la vita di Giovanni si è fermata. La sua mente si è annebbiata, intrappolata tra la vergogna e il trauma. A volte sopraggiungono l’agitazione e la rabbia, ma non il pianto: restano solo quel sorriso smarrito e la richiesta disperata di cure per ricomporre ciò che è stato distrutto.
Quando il sole si oscura per un’eclissi, il buio dura solo pochi istanti, poi la luce ritorna. La mente umana, travolta dall’orrore e dalla cattiveria gratuita, non ha la stessa fortuna: può rimanere al buio per sempre. E’ questo che ci spaventa, come può la crudeltà arrivare a tal punto da perdere ogni profilo umano. Gli animali fanno del male per necessità, gli umani si divertono a colpire chi non può difendersi e non riescono a immaginare il male che compiono. Questa è l’eclissi, una mente che non pensa più e non concepisce il dolore dell’altro, è l’assenza della compassione, il buio dell’esistenza.
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