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Cristiana Morganti al Teatro Verdi con Behind the Light

2 minuti di lettura

Uno sfogo, una confessione, un monologo danzato, parlato, urlato. Dopo il successo di Moving with Pina e Jessica and Me, tutt’ora in tour, Cristiana Morganti dà vita ad un nuovo spettacolo, una riflessione sulla crisi di una coreografa e danzatrice durante e dopo la pandemia. Mercoledì 6 dicembre, alle 20.30, torna la grande danza su palcoscenico del Teatro Verdi di Padova, con un nuovo assolo dell’artista italiana di base a Wuppertal.

PADOVA – Tra disperazione ed ironia, Behind the Light è un racconto tragicomico, poetico e autobiografico che parte dal quotidiano per sollevare lo sguardo verso un nuovo inizio. Primo appuntamento sul palcoscenico per la rassegna “Calligrafie” che, quest’anno, presenta una proposta internazionale a tutto ‘corsivo’, segno calligrafico che va a caratterizzarne la fluidità e sperimentalità, dai tratti sorprendenti.

Il cartellone è realizzato dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, assieme al Circuito Multidisciplinare Regionale Arteven. Novità di quest’anno è la collaborazione con il Teatro Comunale di Vicenza, che prevede tariffe agevolate per gli abbonati di entrambi i teatri.

Un atteso ritorno per la danzatrice simbolo del Tanztheatre di Pina Bausch, più volte nei cartelloni del Teatro Stabile del Veneto, che fin dalle prime battute conferma e rilancia, alla luce di una nuova maturità interiore, la grande ironia alternata a momenti di intensa poesia che sono la sua cifra distintiva. Una esplosione di energia, una confessione aperta e sincera.

Lo spettacolo, fortemente autobiografico, porta in scena una crisi familiare, professionale e intima, una sequela di eventi dall’effetto domino. E racconta, dalla pandemia alla crisi economica e di valori, uno dei momenti storici fra i più destabilizzanti della contemporaneità. Una “personale crisi globale” mostrata, presa in giro, aggirata, attraversata, evasa, superata grazie al potere rigenerativo dell’arte, urlata, sussurrata tra le lacrime.

Quadri che vedono la protagonista recitare, danzare, cantare su una scena bianca e sospesa in cui irrompono, per dialogare con l’interprete, gli originali e raffinati video di Connie Prantera. Una confessione aperta, sincera, sofferente ma di un dolore mai autocompiaciuto, anzi immediatamente lenito dalla risata, anche di sé, assieme al pubblico.

Accompagnati da un collage musicale che spazia da Vivaldi al punk-rock, da Giselle di Adolphe Adam, alla musica elettronica di Ryoji Ikeda, si alternano così momenti di danza e di parola, come l’irresistibile sfogo sui divieti stilistici che imbrigliano chi è cresciuto sotto la direzione di uno dei più grandi nomi della danza, Pina Bausch.

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