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Come si diventa Maura Delpero

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E poi un giorno con Vermiglio vinci il Leone d’Argento a Venezia

Che il nome e cognome di Maura Delpero esclusi gli addetti ai lavori, non fosse popolare e conosciuto è cosa indubbia, ma al di là dell’improvvisa notorietà arrivata dopo l’ultima Mostra del Cinema di Venezia è bene ricordare come la talentuosa regista sia approdata ai fasti della gentil cronaca.

Bolzanina di nascita, per la precisione il 3 ottobre 1975, lavora in primis come assistente in Bangladesh per il film Le ferie di Lucu, ma è datata 2005 la sua prima regia, con il mediometraggio documentario Moglie e buoi dei paesi tuoi.

Nel 2008 Four tracks from Ossigeno del Teatrino Clandestino, risulta finalista al Premio Riccione TTV 2008, mentre il suo primo lungometraggio, il documentario Signori professori, vince il premio UCCA – Venti Città e il premio Avanti a Torino, in occasione del ventesimo Torino Film Festival.

Nel 2013 la nomination nella cinquina finalista dei David di Donatello, come sceneggiatrice del mediometraggio Nadea e Sveta, dopo aver vinto il Premio Cipputi al trentesimo Torino Film Festival è un altro piccolo grande ciak della sua carriera.

Che si avvalora di Hogar, il suo progetto per un lungometraggio di finzione di coproduzione italo-argentina, che è uno dei dieci selezionati per la Script Action della Biennale 2015. Ma è lo stessa opera a distinguersi da par suo vincendo la Menzione al Miglior progetto e il premio Arte al 64esimo Festival di San Sebastian e successivamente con il titolo Materna, nella Competizione internazionale del 72esimo Locarno Film Festival vince quattro premi e viene selezionato in più di cento festival internazionali.

Per approdare in Francia, dove nel 2020, Keringe e il Festival di Cannes premiano la regista con il Women in Motion Young Talent Award.

Ma è con l’oramai celeberrimo Vermiglio, film in dialetto trentino, che riprende per certi versi le pellicole di Ermanno Olmi, tra tempo di guerra, maestri e adolescenti a trovare la dimensione perfetta. Protagonisti emblematici, montagne, amore e quotidianità popolare. Che porterà la giuria del Festival del Cinema di Venezia ad incoronare Maura Delpero con il Leone d’argento per la miglior regia.

Il resto appartiene all’improvvisa notorietà, tra cinema d’autore e l’ultima splendida sorpresa, la possibile candidatura agli Oscar.

Photo Credit by La Biennale di Venezia – Cineuropa

Zero Biscuit di Mauro Lama

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Giornalista pubblicista, cura personalmente rubriche di arte e cinema.
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