Il Veneto al bivio: all’Assemblea Generale di Padova, Paola Carron invita imprese e istituzioni a responsabilità comune per costruire il domani
PADOVA. All’Assemblea Generale 2025 di Confindustria Veneto Est, la Presidente Paola Carron ha salutato le autorità e gli ospiti presenti, tra cui Emanuele Orsini, Carlo Cottarelli, Stefano Barrese e Roberta Metsola, sottolineando il valore del confronto in un mondo sempre più complesso. Ha ricordato come il sistema industriale veneto abbia affrontato con determinazione le sfide organizzative e identitarie della nuova associazione, distinguendosi per visione strategica e capacità di rappresentanza. “Questa Assemblea è dedicata a tutti noi,” ha affermato, “perché l’imprenditoria e la società veneta sono parte integrante del futuro che vogliamo costruire.” Un futuro che, secondo Carron, non nasce dall’attesa ma dall’impegno: un impegno che deve coinvolgere istituzioni, imprese, lavoratori e comunità, in un tempo che impone scelte rapide e consapevoli.
L’industria dimenticata e il bisogno di una svolta
Carron ha denunciato con fermezza l’assenza dell’industria dai programmi politici e dalle priorità del PNRR, nonostante l’Italia sia la seconda manifattura d’Europa. “Abbiamo costruito un tessuto industriale fatto di piccole e medie imprese, che tengono in piedi le nostre comunità. Eppure, si fa sempre più fatica a parlare di industria.” Da qui la scelta di riportarla al centro del dibattito pubblico, rilanciando una proposta concreta: un piano industriale straordinario da otto miliardi l’anno per almeno tre anni, volto a incentivare gli investimenti privati, rafforzare la competitività, semplificare l’attuazione e ridurre il costo del lavoro. “Serve una cultura dello sviluppo che metta al centro impresa, lavoro, formazione e merito,” ha affermato, indicando una riforma complessiva del sistema produttivo. Senza una politica industriale forte e condivisa, ha avvertito, la crescita resterà solo una parola.

Un territorio che cambia sotto i nostri occhi
Carron ha riconosciuto le straordinarie potenzialità del Veneto, ma ha anche evidenziato le disuguaglianze crescenti: dal reddito all’istruzione, dalla salute all’abitazione. “Il Veneto è a metà del guado,” ha detto, “e per affrontare le difficoltà dobbiamo colmare la distanza tra le aspettative e la realtà.” La presidente ha indicato nella formazione, nella cultura digitale e nel benessere organizzativo le leve per restare competitivi, ma ha anche richiamato l’urgenza di affrontare le sfide demografiche e geopolitiche, che impongono una nuova capacità di programmazione e di assunzione di responsabilità. “Solo così potremo affrontare le transizioni ambientali e digitali senza indebolire il nostro sistema.” Il cambiamento, ha sottolineato, è già in atto: lo si vede nei comportamenti delle persone, nei numeri delle imprese, nel modo stesso di pensare e agire.
Visione strategica e nuova geografia produttiva
Richiamando il pensiero di Peter Drucker – “Il pericolo più grande in tempi di turbolenza non è la turbolenza, ma agire con la logica di ieri” – Carron ha invitato il Veneto a non commettere l’errore di restare ancorato a modelli superati. Serve coraggio, adattamento e una nuova visione che valorizzi le culture produttive e sociali del territorio. In questo quadro, ha rilanciato l’idea di un reticolo urbano interconnesso, capace di competere con le grandi metropoli europee. Infrastrutture come il Passante di Mestre e la Pedemontana Veneta diventano elementi strategici per una rete di città che collaborano, condividono progetti e promuovono il territorio. “Non si tratta di delineare confini,” ha detto, “ma di costruire una dimensione urbana capace di moltiplicare le forze.” La collaborazione tra poli produttivi, centri scolastici e di ricerca, e comunità locali è la chiave per una nuova stagione di sviluppo.
Fondi europei, scelte regionali e una nuova questione settentrionale
Carron ha poi affrontato il tema dei fondi europei 2028–2034, indicandoli come leva decisiva per il futuro. “Ogni progettualità non può prescindere dalle risorse dell’Unione Europea,” ha affermato, ribadendo la necessità che la gestione resti in capo alle Regioni. “È arrivato il tempo delle scelte,” ha aggiunto, “scelte che impongono di ridefinire le priorità in termini di sviluppo e competitività.” In questo contesto, ha parlato anche della nuova questione settentrionale, nata da un contesto nazionale frammentato e da crescenti diseguaglianze. “Abbiamo bisogno di una politica industriale che metta al centro la manifattura, capace di ridare slancio e attrarre investimenti.” La presidente ha sottolineato come le grandi infrastrutture del Nord e gli eventi come Milano-Cortina 2026 possano diventare modelli di riferimento per una collaborazione interregionale efficace.
Ascolto, visione condivisa e fiducia nel futuro
Nel corso del suo mandato, Carron ha incontrato oltre mille imprenditori, raccogliendo indicazioni e preoccupazioni. “Il cambiamento è una sfida che non può essere elusa,” ha detto, “e non esistono risposte uniche. Ma esiste la volontà di guardare al futuro con responsabilità.” Ha concluso con un appello all’Europa e all’Italia: “Il nostro futuro si affida alle opportunità che esistono nel nostro cammino. Non si costruisce con le parole, ma con i fatti.” In un momento di ritrovata credibilità internazionale, ha aggiunto, è il tempo di fare le riforme che attendiamo da decenni. Riforme che ci chiede l’Europa, ma anche le nuove generazioni.
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