Questa volta non è rinchiuso ai Piombi ma si aggira con le detenute nel Carcere femminile della Giudecca
VENEZIA. Non si tratta della trama di un’opera letteraria o di un film. “Casanova 300” è un’iniziativa che si inserisce nel calendario delle celebrazioni cittadine per ricordare i trecento anni dalla nascita del famoso veneziano Giacomo Casanova. Una proposta dell’Associazione Venezia Pesce di Pace in collaborazione con la Compagnia dell’arte dei Maschereri e l’Unione Italiana insieme alle Comunità di Fiume, Lussinpiccolo e Orsera.
Qui Casanova era di casa e a lui è dedicata una statua in bronzo. Da lunedì 27 gennaio un gruppo di detenute ha iniziato a seguire un corso di formazione tenuto da Nadia De Lazzari. Le recluse conosceranno la figura di Casanova, la sua storia e le sue avventure tra imperatori, ambasciatori, nobildonne.
Successivamente dal 21 febbraio al 4 marzo, tutti i pomeriggi a Dorsoduro 3200, sede della Compagnia dell’arte dei Maschereri, si terrà la mostra “Le Baute di Casanova”. Presentazione in anteprima al Caffè Florian, Sala delle Stagioni, il 16 febbraio alle ore 15,30. Sarà rievocata la leggenda di Casanova che, appena evaso dalle Prigioni di Palazzo Ducale, si diresse al Florian per gustare un caffè. All’esposizione – unica nel suo genere – sarà data massima evidenza alla tecnica artigiana dei maschereri.
Le recluse che usciranno dal carcere saranno “guide” speciali alla mostra. L’iniziativa è regolata da una convenzione siglata dalla direttrice della Casa di reclusione della Giudecca Mariagrazia Bregoli. Pensata per le detenute è un’occasione per sottolineare il legame di apertura e dialogo tra Venezia e la realtà carceraria. Per le recluse che saranno parte attiva è un’opportunità di riscatto sociale e di speranza”, conclude l’ideatrice Nadia De Lazzari.
STORIA
Casanova viene arrestato a Venezia il 26 luglio 1755 su Ordine degli Inquisitori di Stato. L’accusa: oltraggio alla religione e ai buoni costumi. Il 12 settembre viene condannato a 5 anni di prigione. Casanova non conosce il motivo e la durata della pena. Evade il primo novembre 1756 con padre Balbi (somasco) e abbandona Venezia prima alla volta di Mestre poi di Treviso, Trento, Bolzano per rifugiarsi infine a Monaco. Chi ci rimette è il custode Lorenzo Basadonna, processato per negligenza e condannato il 10 giugno 1757 a 10 anni di carcere nei famigerati Pozzi che si riempiono d’acqua con l’alta marea. Muore dopo qualche mese dall’incarcerazione.
Crediti fotografici: Ministero della Giustizia
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