In Italia ci sono sette milioni di famiglie che possiedono almeno un cane (compresi quelli da caccia), e circa 1000 canili pubblici e consortili e altrettanti rifugi privati o gestiti direttamente dalle associazioni locali e nazionali, che detengono complessivamente circa 150.000 cani.
Per ogni cane detenuto, il Comune di riferimento spende circa 1.000 (*) euro all’anno che, moltiplicato per i sette anni in cui in media un cane sta in canile, fa settemila euro a cane, il che equivale a un giro di affari di 150 milioni di euro ogni anno.
Inoltre, ogni anno entrano in canile per abbandono circa 23.000 cani e ne escono altrettanti, a fronte di una popolazione di circa 700.000 randagi sparsi sul territorio del centro e sud Italia.
Il problema però è che almeno 3.400 Comuni (specialmente nelle regioni del Sud Italia) non pagano da anni per le decine di cani ospiti nei canili. Questo ha creato un buco di oltre 300 milioni di euro e di fatto sta portando al collasso il sistema dei canili così come oggi viene inteso. Basta leggere le pagine dei giornali o gli appelli nei Social per scoprire che ogni settimana almeno un canile pubblico e un paio di rifugi privati sono a rischio chiusura.
“Siamo davvero di fronte a un’emergenza che è destinata a peggiorare a causa delle ristrettezze di bilancio dei singoli Comuni, anche a causa dei continui tagli” – ci dice Lorenzo Croce, presidente di AIDAA – “e Governo e Regioni non battono ciglio. Non mi meraviglio se tra un anno o due si tornerà a parlare di eutanasia per i randagi. Spero non succeda mai, ma sono davvero preoccupato”.
(*) dati fonte ministero salute e lav
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