Tra malfunzionamenti e polemiche. Il parere dell’avvocato del foro trevigiano Antonella Picco
ITALIA. Un accessorio che dovrebbe salvare la vita? Forse. Un tavolo tecnico per migliorare il sistema.
L’ennesimo femminicidio riporta l’attenzione sull’utilità dei braccialetti elettronici.
Il recente femminicidio di Roua Nabi a Torino, ugualmente a quello dello scorso anno di Concetta Marruocco ad Ancona, ha sollevato ulteriori gravi preoccupazioni sull’efficacia dei braccialetti elettronici, dispositivi che dovrebbero anche garantire la protezione delle vittime di violenza domestica.
In entrambi i casi, gli ex mariti delle vittime indossavano braccialetti elettronici, ma ciò non ha impedito loro di avvicinarsi alle donne e commettere i tragici omicidi.
Il caso di Roua Nabi ha destato particolare scalpore, poiché l’uomo, nonostante fosse monitorato tramite braccialetto elettronico, ha potuto sostare nei pressi della casa della vittima per ore prima di ucciderla con una coltellata. Meno di un anno prima, un episodio simile si era verificato nelle Marche: Franco Panariello, anche lui soggetto al divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, aveva violato le restrizioni, entrando nella casa della moglie Concetta Marruocco e uccidendola con 15 coltellate.
L’interrogazione parlamentare di AVS
In risposta a questi gravi fatti, è stata presentata un’interrogazione parlamentare da Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), presso la commissione Affari costituzionali della Camera. Zanella e altri membri del gruppo AVS hanno messo in discussione l’affidabilità dei braccialetti elettronici la loro efficacia nel prevenire questi omicidi. Filiberto Zaratti, deputato di AVS, ha sottolineato che non possono esserci margini di errore quando è in gioco la vita delle vittime di violenza: «vogliamo garanzie dal Viminale che i braccialetti in uso siano funzionanti al 100%, altrimenti diventano essi stessi un pericolo».
Il Viminale risponde: «un tavolo tecnico per migliorare il sistema»
Il sottosegretario all’Interno, Emanuele Prisco, ha riconosciuto che il sistema di monitoraggio tramite braccialetti elettronici presenta delle criticità. Prisco ha spiegato che, da alcuni mesi, è attivo un gruppo di lavoro interforze presso il Viminale, con la partecipazione anche del Ministero della Giustizia.
«Il gruppo di lavoro ha individuato possibili soluzioni migliorative, relativamente a criticità riconducibili alla connessione di rete e ai tempi di attivazione e disattivazione dei dispositivi, che sono state richieste al fornitore», ha spiegato Prisco. Inoltre, il gruppo ha lavorato alla predisposizione di nuove linee guida per gli operatori delle forze di polizia, affinché il monitoraggio garantisca interventi più tempestivi in situazioni di pericolo.
L’opinione dell’esperta
L’introduzione del braccialetto elettronico o cavigliera ha contribuito alla decrescita del trend delle custodie cautelari in carcere, passando da un 40,8% del 2011 al 26% nel 2023, come viene riportato nel ventesimo Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione. Dal foro trevigiano, l’avvocato penalista, Antonella Picco, spiega come, al netto dei malfunzionamenti, l’utilizzo del braccialetto elettronico abbia effettiva utilità.
«L’occasionale malfunzionamento tecnico è un’evenienza ineliminabile ma il dispositivo è utile in quanto consente di evitare il ricorso alla misura cautelare più restrittiva che è la detenzione in carcere».
«Un primo problema è rappresentato dal differenziale tra il numero di braccialetti elettronici e le possibili applicazioni pratiche dello stesso. Nel passato, anche recente, il costo del dispositivo era inoltre una ragione importante della sua limitata disponibilità e il rischio di malfunzionamento era la causa di una certa reticenza da parte dell’Autorità giudiziaria nell’applicare detti dispositivi».
«Tuttavia sono oramai decenni ormai che questi dispositivi vengono utilizzati in Europa ma anche nell’America del Nord e in altri Paesi. I disguidi tecnici possono essere limitati al minimo qualora si investano risorse nella ricerca e nella tecnica».
In foto l’Avv. Antonella Picco.
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