Il padiglione della Santa Sede alla diciannovesima Mostra Biennale di Architettura di Venezia è allestito nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice ed è gestito dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione. Intitolato “Opera Aperta”, il progetto è curato da Marina Otero Verzier e Giovanna Zabotti, in collaborazione con gli studi di architettura Tatiana Bilbao Estudio e Maio Architects. Il padiglione concepito come un “cantiere aperto” unisce rigenerazione architettonica e riparazione sociale, ispirandosi all’Enciclica Laudato sì. Durante i sette mesi di apertura – dal 10 maggio al 23 novembre 2025 – accoglierà architetti, artigiani e studenti in un processo collaborativo e sperimentale. La struttura esistente verrà valorizzata nelle sue imperfezioni come spazio di trasformazione e memoria. L’iniziativa intende promuovere un’architettura sostenibile e relazionale, che mette al centro cura, inclusione e rigenerazione urbana. Sarà anche un laboratorio di intelligenza collettiva e scambio intergenerazionale. “Opera Aperta” si propone come segno concreto di speranza e giustizia sociale, rivalutando ciò che è fragile e dimenticato.
Uno spazio collaborativo. “Il Padiglione della Santa Sede sarà un padiglione – parabola – spiega Sua Eminenza Cardinal José Tolentino de Mendonça -. Il titolo di “Opera Aperta” lo presenta come un cantiere, come un processo in corso a cui tutti sono invitati a collaborare. Allo stesso tempo in cui si riparano i muri e i dettagli architettonici dell’edificio, si ripareranno anche le relazioni di vicinato e l’ospitalità intergenerazionale, ricostruendo simultaneamente lo spazio fisico e lo spazio sociale. Il nostro desiderio è che questo padiglione-parabola possa dare espressione concreta, nel campo dell’architettura, alle intuizioni profetiche contenute nell’Enciclica Laudato si’ e diventare un laboratorio attivo di intelligenza umana e comunitaria, mettendo in comune ragione e affetto, professionalità e convivialità, ricerca e vita ordinaria”.
Nuove possibilità. La curatrice Marina Otero Verzier racconta: “Opera Aperta è un processo collaborativo che coinvolge un team internazionale e collettivi locali. Insieme, rivendichiamo la riparazione come pratica creativa e radicale, che trascende la forma architettonica per nutrire comunità, ecosistemi e i fragili legami tra di essi. Rivitalizzando una struttura esistente, valorizziamo le sue crepe e perdite non come difetti da nascondere, ma come aperture verso nuove possibilità. Queste soglie ci invitano a reimmaginare la relazione tra passato e futuro, crescita e decadimento, rottura e rigenerazione. Opera Aperta onora le storie stratificate incastonate nel luogo, mentre crea spazio per chi verrà dopo di noi”.
Prendersi cura dell’ambiente. “Vediamo questa opportunità come un modo per posizionare l’architettura come un atto di cura – spiega Tatiana Bilbao Estudio – per riconoscere l’urgenza di prendersi cura dell’ambiente e delle comunità in questi tempi incerti, e per infondere nella nostra professione un rinnovato senso di scopo.” Sulla stessa scia continua MAIO Architects, “Il nostro lavoro esplora sistemi spaziali progettati per evolversi nel tempo, promuovendo cura, collaborazione e interdipendenza tra individui e comunità diverse. Opera Aperta porta questa visione alla sua massima espressione, fungendo da laboratorio sperimentale dove prendono forma nuovi modi di abitare e relazionarsi con l’architettura”.
Questo processo di riparazione si sviluppa su più livelli, coinvolgendo gruppi diversi e forme di lavoro eterogenee per creare uno spazio dinamico e gestito collettivamente, grazie agli interventi di artigiani locali affiancati da persone desiderose di imparare e di preservare antichi saperi, assicurando, in questo modo, che le loro conoscenze rimangano attive.
Luogo di incontro. Secondo la curatrice Giovanna Zabotti “In un mondo in cui le fratture e le divisioni sembrano amplificarsi, “Opera Aperta” si propone come un atto di “riparazione” e di intelligenza comunitaria. Per Venezia e i suoi abitanti, residenti e cittadini di ogni parte del mondo che la visitano e la vivono, rappresenta un’occasione importante. Questo Padiglione non sarà solo uno spazio fisico, ma un luogo di incontro dove la musica diventa un linguaggio universale capace di unire le persone oltre le barriere culturali. Ogni “riparazione” è un atto di giustizia sociale, perché ridà valore a ciò che è stato trascurato, offrendo una seconda possibilità non solo agli edifici, ma anche alle persone che li abitano”.
Formazione e studio. L’Università Internazionale dell’Arte condurrà una serie di workshop di restauro e riqualificazione due pomeriggi alla settimana, assicurando che le tecniche tradizionali di costruzione vengano trasmesse alle nuove generazioni. I partecipanti riceveranno un diploma UIA, rafforzando un impegno a lungo termine per la conservazione di queste competenze. Tutto ciò in collaborazione con Lares che realizzerà l’intervento di restauro della parte monumentale che sarà visibile al pubblico dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle 18.00.
Per informazioni: https://www.dce.va/it/eventi/2025/biennale-di-venezia-architettura-2025.html
Colophon:
Padiglione della Santa Sede alla 19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia 2025
Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Fondamenta S. Gioacchin, 450
Titolo: Opera Aperta
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