Nel giorno della nazionale nella sua Bergamo ci lascia Giuseppe Savoldi, famoso non solo per la sua quotazione miliardaria
Nato proprio nella provincia di Bergamo nel 1947 è ovviamente l’Atalanta il suo primo amore, ed è proprio la maglia nerazzurra degli orobici a caratterizzare i suoi esordi, siamo nel 1965, ma il suo destino calcistico girerà altrove. A cominiciare da Bologna dove, sotto la Torre degli Asinelli ci rimane per tre stagioni, distinguendosi per il suo innato senso del gol, arrivando a conquistare il titolo di capocannoniere, condiviso con due che di nome fanno Rivera e Pulici, non propriamente due di passaggio. Ma non basta, ci saranno anche due coppe da alzare al cielo. E arriviamo al 1975, prima della nazionale, l’anno dove il Napoli lo acquista per ben due miliardi di lire, cifra altamente simbolica per l’epoca, ma non solo. E sono proprio questi parecchi zeri, miliardi, che oggi suonerebbero milioni, a scuotere il finto torpore del calcio mercato di quegli anni. Una sorta di responsablità che Giuseppe non sente come un fardello anzi, senza fare una piega entra immediatamente nel clima partenopeo con parecchie segnature all’attivo e una Coppa Italia conquistata. Poi in una sorta di discesa verso il ritiro dalle scene due passaggi proprio da dove era partito, Bologna e subito dopo Atalanta. Una sorta di going back to my roots, magari nella versione di Lamont Dozier. Da mister i veri titoli di coda, con diverse compagini in serie C e la consapevolezza di una carriera mai banale, sempre in auge, con i due miliardi a far da compagnia. Tra gol, rigori e quel calcio romantico che iniziava a contare gli zeri.
@Credit Wikipedia
Zero Biscuit di Mauro Lama
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