Il Derby d’Italia tra Inter e Juventus è stato palcoscenico dell’ennesimo caso in questo campionato di simulazione con conseguente decisione errata dell’arbitro
MILANO – Partiamo dal presupposto che tutti possono sbagliare. Siamo essere umani. L’ho sempre detto alle mie compagne di squadra prima, e alle mie giocatrici poi, quando allenavo.
Io sbaglio un gol praticamente fatto, tu sbagli un passaggio, il portiere non para una tiro facile, l’arbitro non vede un fallo. Lo sport è così. Non si può essere perfetti. Altrimenti tutte le partite finirebbero 0 a 0. E che gusto ci sarebbe?
Ma gli arbitri devono anche essere messi nelle condizioni di poter giudicare senza essere fuorviati. E questo è compito dei giocatori, ma soprattutto degli allenatori.
Se l’arbitro prende una decisione, non la cambierà di certo perché gli urli contro e lo offendi. Anzi. Dovrebbe come minimo ammonirti. Così, ieri sera, non è successo. E forse è stato proprio questo l’unico vero errore grave che abbiamo visto in Inter – Juventus.
Il resto è sotto gli occhi di tutto il mondo.
L’antisportività di Bastoni al minuto 44 è eclatante. Finge chiaramente un fallo sulla gamba (ad almeno 20 cm di distanza) e c’è solo mezzo sfioramento sul braccio. Cade, urla, chiede l’ammonizione e poi gioisce per l’espulsione del suo avversario, Kalulu. Una simulazione bella e buona, entrambi sono già ammoniti. Quello che doveva uscire dal campo era chiaramente il neroazzurro.
Le parole del suo allenatore a fine partita poi sono ancora peggiori, gravissime aggiungerei. I commentatori di Sky Sport rimangono basiti. Gli sguardi tra loro dicono più di mille parole.
“Io ho insegnato ai miei giocatori di non mettere l’arbitro in condizione di decidere, quindi il tocco è tocco anche se leggero. Soprattutto un giocatore di esperienza come lui bisogna che le mani le deve tenere a casa.“
In studio scende il gelo. Ma dov’è finito il concetto di sportività? Onesta, lealtà, il gareggiare testa a testa. Per di più in periodo di Olimpiadi.
Nessuna squadra ha bisogno di questo. Il nostro campionato non ha bisogno di questo. Il calcio in toto dovrebbe ribellarsi a questo.
Chiediamoci perché sempre più persone non guardano più il calcio, che era lo sport nazionale per eccellenza, ma seguono (finalmente) il tennis, la pallavolo, l’atletica, sci e quant’altro.
Doveva essere (com’è sempre stata) la partita più aspettata e lottata del campionato. Vista in tutti i paesi del mondo. E così, purtroppo, è stata.
Ma la figura barbina non l’ha fatta solo l’arbitro, o il regolamento del Var che verrà cambiato a giugno.
L’ha fatta chi bara e sa di farlo e ci gioisce pure. Perché nessun regolamento potrà squalificarlo.
Una partita che era bellissima (e che lo è stata comunque anche se palesemente fallata) è diventata invece il manifesto di uno sport che, purtroppo, sta mostrando un lato bruttissimo della vita.
Solo i più furbi possono vincere.
Ma se già dobbiamo mangiare questi bocconi amari ogni giorno nella vita reale, possiamo anche permetterlo nelle nostri passioni più grandi? Quando invece basterebbe semplicemente cambiare il regolamento?
Io, fin da quando giocavo, sono sempre stata per l’espulsione diretta per i simulatori. Con il var si può.
Cambiamo queste regole. Restituiamo al calcio la bellezza, e non la farsa.
Perché il problema non è la classe arbitrale italiana (ricordiamolo, la migliore al mondo per distacco), ma il modo in cui ai nostri calciatori viene permesso di simulare. E a certi allenatori (cresciuti nel nostro calcio) a permetterlo.
È la base da cambiare. La mentalità.
Perché il calcio è davvero uno sport bellissimo, purtroppo non lo sono più gli attori.
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