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“Attentato non alla vita bensì all’incolumità delle persone”: dimezzata la pena all’anarchico Sorroche

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5mila chiodi in una pentola a pressione. Nel mese di agosto 2018, l’anarchico spagnolo Fernandez Jouan Antonio Sorroche piazza due ordigni esplosivi artigianali e “sparge” sul terreno 23 foglietti con scritto “BOMBA” davanti alla sede della Lega di Villorba. La Procura Generale chiede 21 anni e sei mesi. Il tribunale riconosce il fine terroristico ma non la volontà di uccidere e, di fatto, dimezza la pena che inizialmente era di 28 anni.

MESTRE – Il tribunale, riunitosi ieri 28 marzo nell’aula bunker di Mestre, “ha riconosciuto il fine terroristico dell’azione ma non la volontà di uccidere. Ma per sapere di più rispetto al ragionamento dei giudici, dovremo attendere il deposito delle motivazioni”, spiega l’avvocato Stefano Trubian che rappresentava la Lega, cui è stato confermato il risarcimento di 30mila euro. La sentenza condanna Sorroche anche alla rifusione delle spese di difesa sostenute dalla parte civile “Lega Nord – Lega Veneta”, pari a seimila euro.

“È una valutazione che ha fatto la Corte circa l’impianto accusatorio, che può essere più o meno condivisibile, ma dire che è una sorpresa è eccessivo”, dichiara Trubian dopo la sentenza.

“L’esplosione di oggetti metallici deformati ha la funzione di provocare ferite che, anche a prendere solo le gambe, provocano ferite scomposte che impediscono qualsivoglia intervento ricostruttivo – ha detto l’avvocato Trubian nel corso del dibattimento, chiamando in causa anche l’assassinio del Giudice Rosario Livatino. – Se è un gesto dimostrativo non si collocano due congegni esplosivi e non si fanno rivendicazioni dicendo che c’è un solo congegno che è esploso omettendo che ce n’è un secondo che può provocare danni ulteriori. Siamo già nell’ambito del terrorismo anche solo nel semplice gesto dimostrativo. Non si è fatto male nessuno perché abbiamo avuto un’altissima professionalità. La volontà di uccidere non albergava nel suo animo? Parliamo di un uomo che ha detto ‘Non si uccide per goliardia, non si uccide per gioco si uccide perché è necessario’. Che colpe avrebbe avuto la signora delle pulizie, che andava a fare il suo mestiere anche a sede chiusa, se si fosse trovata lì in quel momento?”.

L’imputato non era presente, ma ha seguito i lavori in videoconferenza. Giancarlo Buonocore, avvocato generale della Procura della Corte d’Appello di Venezia, ha documentato gli elementi probatori sostenendo che il primo motivo di appello, ovvero il dubbio sull’esame del dna, “non è condivisibile. Parliamo di 5 tracce di DNA, come per esempio sulla miccia, la cui comparazione si è potuta effettuare grazie a dei boccagli alcoltest quando si pensava che Sorroche fosse colpevole di un altro attentato, di cui invece era innocente”.

L’avvocato della difesa Flavio Rossi Albertini, difensore anche di Alfredo Cospito, ha sottolineato più volte come l’imputato non avesse volontà di provocare una strage, bensì di dare voce a un atto puramente dimostrativo e come l’accusa si fondasse sul DNA ricavato da “una sola cellula rinvenuta sul luogo dell’attentato”.

Albertini ha continuato sostenendo la tesi della mancanza di informazioni sulla presunta capacità di esplodere del secondo ordigno artigianale ritrovato nella sede della Lega trevigiana. Secondo il legale, non c’è prova che potesse esplodere, dal momento che il 12 agosto 2018 è stato disassemblato.

Alla fine sembra proprio che nel giudizio finale abbiano prevalso le considerazioni della difesa: dopo oltre sei ore di camera di consiglio, infatti, il presidente della Corte d’Appello di Venezia, Carlo Citterio, ha letto il dispositivo di sentenza: “In parziale riforma della sentenza emessa dalla Corte di Assise di Treviso in data 9 settembre 2022 nei confronti di Sorroche Fernandez Jouan Antonio, appellata dall’imputato, ritenuta per il reato di cui all’art. 280 Codice Penale la fattispecie di attentato alla sola incolumità personale per finalità di terrorismo, ridetermina la pena in anni quattordici e mesi dieci di reclusione“.

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