La notizia quando arriva ci sorprende e disorienta alquanto. Andreas Brehme ci lascia improvvisamente, un attacco cardiaco a Monaco di Baviera nella notte diventa fatale.
Andy nasce ad Amburgo il 9 novembre 1960 e fa capire subito che lui e il pallone sono fatti l’uno per l’altro per la gioia di suo padre calciatore dilettante.
Esordisce giovanissimo nel Barmbek-Uhlenhorst poi Saarbrücken, Kaiserlautern, Bayern Monaco e Inter.
La fascia sinistra è la sua dimora, avanti e indietro con il raffinatissimo mancino educato al bello, senza disdegnare il destro, suo piede naturale, ricco di bon ton ovviamente anche quello. Per il vanto delle sue squadre, tra tutte l’Inter e la sua nazionale.
Tedesco fin dalla capigliatura, bionda e lunga, arriva in Italia in punta di piedi, quasi timidamente, siamo nel 1988, nell’Inter dei record e del Trap, suggerito da Lothar Matthäus, formando con quest’ultimo un binomio inscindibile. E proprio mister Trapattoni, con un intuizione geniale lo reinventa terzino al posto di Giuseppe Baresi, affidandogli la casacca numero tre, indossata con il piglio del condottiero garbato.

Scorribande sempre attente a non sguarnire le retrovie, con l’innata propensione all’attacco, la mente sempre avanti, verso l’area di rigore avversaria, nel mirino senza fronzoli.
Con gli occhi cerulei di chi agguanta l’azione e la caparbietà di un calciatore eclettico nel pensiero, modernissimo. Che avrebbe colto al volo oggi anche una costruzione dal basso nella sua drammatica esasperazione, dotto nella lettura e nei fraseggi.
Con l’Italia nel destino e il suo perfetto calcio di rigore valso il mondiale del 90 a Roma, glaciale, vincente, con il pallone in rete ancorché prima di calciare. Über alles.
Fai buon viaggio Andy.
Photo credit by Wikipedia
Instacult di Mauro Lama
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