Asilo e scuole elementari con tanto di cortili e colonie estive in giugno. Poi le scuole medie, sempre insieme, con tutta la vita davanti e il futuro appena delineato nei sogni da fanciulli.
Andrea e Roberto, Roberto e Andrea. È la stessa cosa, gemelli, fratelli, amici che nel loro caso la A maiuscola non serve.
Uniti anche nei simboli, come quando un prete regala loro un braccialetto blu che giurarono di non togliere mai, in segno di grande amicizia.
Poi un bel brutto giorno le scuole superiori in Canada per Andrea per seguire il lavoro del Babbo e il distacco trovarono i due ragazzi impreparati alla “distanza”. Il telefono e I messaggi non potevano bastare e il legame pur sempre forte subì un contraccolpio, una stasi, una sorta di oblio.
Roberto suo malgrado volle adeguarsi, arrivò l’università per tutti e due, un matrimonio e due professioni.
Ma la vera amicizia è quella mai doma, Roberto e Andrea lo sanno, pur non sentendosi più, delusi dalla lontananza, da un distacco forzato mai compreso in fondo.
Succede che un giorno dal Canada si torna e Andrea una sera con Giada sua moglie, passeggia distratto in centro verso il Duomo.
Un salto alla “Rinascente” è normale farlo e nel terrazzo per l’aperitivo tra tanta gente, casualmente ritrovare un volto, che seppur cambiato mostra e denota “amicizia”.
Soprattuto quando da sotto la camicia azzurra fa capolino un braccialetto blu, ora vintage ma blu, che si capisce subito, alberga sul polso da anni.
Senza dire nulla Andrea uscì, voleva lasciare la lsplendida amicizia con Roberto ibera nella sua ormai unica dimensione.
Libera di essere stata e rimanere pura.
Bastava aver rivisto il “nostro braccialetto”, che anche oggi entrambi portano con fiera dolcezza.
Oltre il tempo.
Amico mio.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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