Succede che un’azienda pugliese nel pubblicizzare un gioiello italiano, un salume che di nome fa finocchiona e di cognome eccellenza incappa in uno sgraditissimo cartellino rosso senza nemmeno l’ausilio del Var.
Facebook banna di brutto il post con la motivazione sbiadita che mira dritto al nome del salume considerato inopportuno e offensivo verso categorie protette. Ca va sans dire.
Lo svarione è palese e denota quanta superficie sampietrina ci sia intorno ai famosissimi algoritmi che ci inseguono ogni giorno, ferrei e ingabbiati in regole miopi che trascinano spesso e volentieri corto circuiti involontari.
La finocchiona che i norcini fecero tale sostituendo i grani di pepe all’epoca molto costosi con il finocchio, rientra sorniona nel suo croccante panino con del formaggio senza l’ausilio dei social questa volta.
Un pensiero al prossimo post è d’obbligo, eviteremmo in questo caso il culatello.
Credit photo: Tgcom 24
Instacult di Mauro Lama
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