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Affezioni palpebrali

2 minuti di lettura

Oggi parliamo delle cause e del trattamento delle patologie più comuni che colpiscono la palpebra.

Perché? Perché mi sono svegliata con l’occhio gonfio come una zampogna e non l’ho fatto per predispormi positivamente all’imminente atmosfera natalizia che ci circonderà.

Gli occhi e le palpebre vanno detersi, come qualsiasi altra parte del corpo, evitando sostanze aggressive che posso alterare l’equilibrio di questa zona particolarmente delicata.

In presenza di affezioni palpebrali, sono consigliati impacchi con soluzione fisiologica o con garze già imbevute di detergente, facilmente reperibili in commercio e adatte allo scopo.

Dall’alterata funzionalità delle ghiandole del Meibomio possono originare vari disturbi, in particolare calazio e sindrome dell’occhio secco.

Le ghiandole del Meibomio si trovano sul bordo della palpebra e sono deputate alla produzione delle lacrime.

La loro ostruzione o il mal funzionamento comporta una ridotta secrezione lacrimale con conseguente secchezza oculare. In questo caso risulta utile l’applicazione di prodotti topici, in forma di collirio o gel oculare, che siano in grado di idratare e ripristinare la corretta composizione del film idrolipidico, apportando sollievo al paziente. Nelle prime fasi della sindrome dell’occhio secco si consiglia anche di curare l’alimentazione; l’assunzione di Omega 3, grassi essenziali presenti nel pesce e in alcune tipologie di frutta secca, aiuta la reintegrazione dei lipidi, utili per mantenere l’equilibrio chimico del film lacrimale.

L’ostruzione delle ghiandole del Meibomio può anche essere secondaria a blefarite. Si tratta di un’infiammazione della rima palpebrale che può riguardare uno o ambo gli occhi. È più evidente al risveglio: i sintomi richiamano quelli di una reazione allergica, con bruciore, lacrimazione, rossore e gonfiore, ma a questi si associa la formazione di crosticine, somiglianti a scaglie di forfora. In questo caso l’igiene corretta, effettuata mattina e sera, è generalmente risolutiva: è consigliabile però fare impacchi con acqua tiepida per sciogliere le secrezioni e liberare le ghiandole di Meibomio, evitando che si ostruiscano, e massaggiare dal bordo esterno verso l’interno della palpebra.

Se la ghiandola di Meibomio si infiamma, allora spunta un bel calazio, che assomiglia all’orzaiolo, quindi può sembrare una cisti o un foruncolo, ma ha origini diverse. In questo caso, oltre la pulizia e gli impacchi caldi, bisogna intervenire con prodotti lubrificanti, rilipidizzanti e anche antiinfiammatori, ma tutto questo sarà l’oculista a prescriverlo.

L’orzaiolo invece dipende dall’infiammazione delle ghiandole di Zeiss, ghiandole sebacee associate al follicolo pilifero e che quindi si trovano a livello delle ciglia. Spesso questa condizione scaturisce da un’infezione su base stafilococcica che comporta la formazione di una specie di foruncolo di colore bianco-giallastro sulla rima palpebrale. In questo caso, l’oculista consiglierà una crema antibiotica, il farmacista invece di tenere a posto le mani, di non andare a metterle di continuo sul calazio o sull’orzaiolo e di curare igiene perioculare e alimentazione, preferendo cibi ricchi in Ώ₃, come abbiamo già detto, ma anche di evitare dolciumi e grassi…perché la salute parte dall’intestino e le infezioni e le infiammazioni si cibano di zuccheri complessi e grassi saturi.

#prendetevicuradivoi

Dr.ssa Claudia Cocuzza

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