Storia di morte, di comprensione e di rispetto.
Le parole del titolo sono la chiusura di una canzone dei Baustelle, dedicata ad Alfredino Rampi.
Il vuoto interiore che ci lascia una persona quando passa dall’altra parte del fiume è immenso, ci si trascina a vivere di ricordi, di sorrisi fatti ad occhi lucidi, a momenti di tristezza assoluta, compiaciuta da quei bei momenti trascorsi assieme a chi non è più con noi.
Non importa quanti anni abbia chi ci lascia o decide di lasciarci, la mera questione è che noi restiamo qui a pensarlo e lui vola in cielo, sia anima in pace o anima irrequieta.
Lo abbia deciso o gli sia capitato.
Poco conta, davvero, perché la morte merita rispetto, la morte fa paura a chi la teme e rassicura chi soffre. Anche chi soffre dentro.
La morte non guarda in faccia nessuno, vecchi, giovani, in salute o meno.
La morte non è più con noi ogni mattina, quando apriamo gli occhi e la sera, quando ci addormentiamo.
Tutto il resto è fatalità, istante. Un pensiero, un batter di ciglia, un non battito di cuore.
Un malore.
Per qualsiasi motivo esso avvenga. Una persona muore. Non c’è più. Attorno a questa, c’è chi perde un figlio, un genitore, un nonno, un amico, una moglie, una sorella. Si perdono gli affetti. Si perde un amore. Svaniscono anni di “Ehi, eccoti!”
Svanisce ogni cosa.
Ed è lì che la Comunità, sempre quella con la “C” maiuscola, dovrebbe stringersi attorno alla Famiglia, nel lutto.
Anche non conoscendola, perché chi ci lascia merita rispetto, i cari, sofferenti, meritano un abbraccio, seppur virtuale, almeno a supporto dell’inferno che stanno passando.
Non dovrebbero esserci supposizioni, i malori sono capitati sempre e sempre capiteranno, talvolta uccidono.
È inverecondo leggere la smania di curiosità di alcune persone, soprattutto nei social, che riferiscono a vaccinazione o meno.
“Questo ricordo non vi consoli, quando si muore, si muore soli” cantava Fabrizio De André ne “Il Testamento”.
Soli, volenti o nolenti.
Forse meno domande e più preghiere non guasterebbero.
Vaccinato, non vaccinato, malato, sano, credo poco importi a nessuno.
Anima serena, anima inquieta, ragazzo, anziano, padre, uomo, donna.
Non importa, sarebbe intelligente inviare amore e non domande o supposizioni.
C’è chi soffre per una perdita e un’anima che lo aspetta e, forse, chiede un pensiero in più.
Un “Ciao, spero tu ora stia bene”. Punto e basta.
Articolo dedicato e sentito.
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