La prima mossa? Mettere in naftalina lo smartphone e via, andare.
Si chiamano i ragazzi del Luddite Club, un gruppetto di adolescenti che prendono corpo alla Murrow High School di New York e che ogni domenica ammiccando piacevolmente allo stare insieme senza essere online, si ritrovano senza lo spettro della batteria al 10% in modalità risparmio energetico.
Il capo chino non più sulla tastiera ma su di un libro e le dita a strimpellar chitarre in un parco. Incuranti della pioggia, forse perché liberati dalle applicazioni meteo che ti predicono anche il refolo di brezza.
Una generazione impietrita dalla pandemia e che non ha mai conosciuto il “vivere senza rete”.
La rivoluzione prende il nome dal Luddismo, un vero e proprio movimento di protesta nato all’inizio del XIX secolo in Inghilterra, che aveva come scopo il sabotaggio della produzione industriale.
Una rivoluzione ad interim? Potrebbe essere, ma è estremamente interessante questa piccola svolta, questa presa di coscienza che lancia un messaggio importante, ovvio non audio via Whatsapp bensì urlato ai quattro venti. Si può cambiare.
Scegliere di essere iperconnessi o senza lacci che rimandano a vite scandite da like, reel e TikTok, passando per le storie di Instagram.
Una rivoluzione che fa rima con liberazione, mentre il Metaverso fa capolino sullo sfondo.
Zero Biscuit di Mauro Lama
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
