Ci fu un periodo della storia politica italiana in cui attorno al problema dell’agricoltura regnava una gran confusione anche ideologica tra i partiti di governo e della maggioranza parlamentare e governativa, in quanto non avevano le idee chiare sui criteri da adottare nel come ridistribuire i terreni agricoli dei feudi per regolarizzare la situazione dei latifondi che altrimenti correvano il rischio di essere abbandonati e dispersi i raccolti per alcuni anni di incuria e per mancanza di nuovi proprietari che se ne assumessero la cura.
I contadini durante tutto il Medioevo lavoravano nei feudi alle dipendenze dei “padroni” per tutta la vita. Nel periodo del Risorgimento, anche grazie alle idee di Giuseppe Garibaldi, i feudi cominciarono a sparire e, spezzettati, venivano concessi in mezzadria. Ma la legge sulla riforma agraria in base alla quale lo Stato Italiano cominciò ad assegnare dei lotti di terreni agricoli ai contadini, fu perfezionata solo nel 1953 col riassetto della nuova Repubblica
Già all’inizio dell’800 i contadini avevano cominciato ad abbandonare i feudi, perché stufi di dover continuare a subire le imposizioni e le angherie che per secoli erano stati come una vera prigione per loro, e reclamavano il diritto di avere una porzione di terreno per lavorarlo e raccogliere i frutti del loro lavoro per se e la propria famiglia e non più solo per ingrassare i granai dei Feudatari. I proprietari non erano in grado, senza il contributo dei contadini, di far fruttare i loro feudi, e già dalla fine dell’800, stimolati dalle idee del Generale Giuseppe Garibaldi che ormai circolavano liberamente per tutta la Penisola e che parlavano non più di doveri che erano stati costretti ad osservare per secoli, ma anche di diritti, al lavoro autonomamente, di parola e soprattutto il diritto all’istruzione, avevano compiuto il primo passo verso la mezzadria, dimostrando la disponibilità di concedere ai contadini una parte del raccolto. Quindi la strada era spianata e si respirava nell’aria la disponibilità anche da parte dei Feudatari che avevano per centinaia di anni fatto il bello ed il cattivo tempo, a concedere ai contadini ed alle classi più deboli della società, alcune delle proposte del Generale.

Ma prima di diventare una legge dello Stato che regolasse i modi ed i criteri della redistribuzione dei terreni bonificati, tolti ai Feudatari e concessi ai contadini in mezzadria o addirittura venduti ad un prezzo di favore e con favorevoli agevolazioni nel modo di pagarli, dovette trascorrere più di un secolo. Un secolo fatto di difficoltà, impedimenti e tante discussioni al fine di trovare la forma più idonea affinché quel passaggio avvenisse di comune accordo e senza rilevanti motivi di discordie.
In concomitanza il mondo politico avvertiva il peso della soluzione del grosso problema dell’Unità d’Italia e francamente continuavano a litigare anche nel nuovo Parlamento del Regno d’Italia per acquisire sempre maggiore potere. Poi negli anni 2° del ‘900 riprese a parlarne don Luigi Sturzo in occasione della fondazione del suo partito politico il PPI. Ma proprio in quegli anni si instaurò in Italia il malaugurato regime fascista e l’argomento venne insabbiato per più di un ventennio.
Finalmente l’iniziativa più importante e concreta, a questo proposito, andò in porto dopo la seconda guerra mondiale, che per il mondo contadino costituì una grande conquista, col varo di una legge definita riforma agraria che aveva come scopo primario quello di ridistribuire con criteri equi, in base alla qualità del terreno ed alla zona di appartenenza, i terreni e che quindi portò all’esproprio definitivo dei latifondi ed alla loro suddivisione in piccole proprietà da assegnare ai contadini privi di reddito col diritto di riscatto. Fu una riforma molto importante, che cambiò la vita di una parte della società italiana, quella più povera e debole, che effettivamente aveva bisogno di una spinta per poter cambiare in meglio le proprie condizioni economiche ed il tenore di vita con qualche prospettiva fino ad allora insperata. Fu sicuramente una grande conquista da parte dei contadini!
A cura di Nuccio Sapuppo
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