La notizia trapela in un sommesso pomeriggio, pigro, estivo, di lunedì. Alle 16.20 Raffaela Carrà ci lascia senza che nessuno sapesse della sua sofferenza, quasi a ingentilire la scenografia per il suo immenso pubblico, senza turbarlo.
Showgirl, cantante, ballerina, artista poliedrica, fuori da ogni cliché, provocatoria e rivoluzionaria, capace di attraversare tre generazioni senza scomporsi.
Sempre moderna, empatica e creativa quasi a suggellare le sue origini romagnole che trapelavano ogni dove.
Raffaella Maria Pelloni nasce a Bologna nel 1943 e cresce in Romagna ma parte subito per Roma all’Accademia Nazionale di Danza e fugge via immediatamente. Si iscrive al Centro sperimentale di cinematografia e nel 1960 conquista piccole parti, prima dell’esperienza americana e l’approdo in RAI con Nino Ferrer in “Io Agata e tu”. Poi l’ascesa inarrestabile, tanto per capirci siamo nel 1969 dove le cose cambiano e i treni sono quelli giusti. La Raffaella nazionale li acchiappa con il suo enorme talento e crea il “Tuca tuca”, scopre l’ombelico e spiazza tutti con acconciature e caschetto. È piena rivoluzione mediatica. Poi il sodalizio sentimentale con Gianni Boncompagni e la password per entrare in casa degli Italiani con “Pronto Raffaella”, il numero di fagioli da indovinare in un contenitore che diventa piacevole ossessione. Con Sergio Japino suo compagno poi è la volta di “Carramba! Che sorpresa” dove i “ganci” aiutano a ritrovar persone.
E i grandi consensi all’estero, in primis la Spagna, ci fanno pensare all’ultima carrambata di Raffaella, la semifinale Italia-Spagna di domani che vale la finale del Campionato Europeo di calcio.
Grazie Raffaella.
Instacult di Mauro Lama
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