Gruppo PD – “Promuovere adesso un Patto per il Veneto del 2030: Recovery Fund occasione unica per una Regione digitale, green e inclusiva”
“Le risorse del Recovery Fund sono un’occasione straordinaria da mettere al servizio di un progetto di rilancio e sviluppo del Veneto, per una Regione digitale, green e inclusiva, i tre indirizzi dati dalla Commissione Europea per il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. Chiediamo perciò alla Giunta di promuovere fin da adesso un ‘Patto per il Veneto del 2030’ coinvolgendo tutti i soggetti protagonisti di questa partita: enti locali, associazioni di categoria, e ambientaliste, sindacati, Camere di commercio, Università, Ufficio scolastico regionale, realtà del Terzo settore e del volontariato e banche”. La proposta è del gruppo consiliare del PD Veneto che oggi in conferenza stampa ha presentato le priorità legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza, oggetto di una risoluzione che sarà discussa martedì prossimo a Palazzo Ferro Fini. “Il nostro è un programma sul futuro del Veneto. Il Prrr (Piano regionale di ripresa e resilienza regionale) deliberato dalla Giunta a novembre con 155 progetti, è ormai superato e in larga parte inapplicabile proprio per come era costruito, visto che non seguiva le tre direttrici fondamentali, unico modo per portare a casa risorse per il territorio. Il Patto deve contenere obiettivi chiari, come la neutralità carbonica entro il 2050 e l’uso esclusivo di rinnovabili entro il 2035 come ha messo nero su bianco già l’Emilia Romagna”, ha spiegato il capogruppo Giacomo Possamai, che si è soffermato sulla filiera dell’idrogeno. “Gli ultimi due Governi vogliono investire fortemente su questa fonte rinnovabile per eccellenza. Il Veneto ha tutto per ospitare hub per ricerca e produzione, mettendo in rete atenei, categorie economiche e mondo dell’impresa. Ma finora dalla Regione nessuno detto niente”.
Di priorità sul fronte della digitalizzazione ha parlato la vice capogruppo Vanessa Camani: “Le direttrici sono soprattutto due, pubblica amministrazione e scuola. Per quanto riguarda la prima, servono investimenti finalizzati a semplificare i rapporti con le imprese, aiutandole ad essere competitive. Se per sbrigare una pratica impiego lo stesso tempo online o recandomi di persona in ufficio non serve a niente. Per la scuola, invece, siamo di fronte ad una grande sfida: le chiusure rigettano nell’angoscia le famiglie venete. Con la Didattica a distanza, lo scorso anno, abbiamo sperimentato come la scuola non in presenza acuisca le diseguaglianze. Ciò che serve, al contrario, è un grande progetto di innovazione digitale in cui le famiglie costrette alla Dad abbiano una possibilità in più e non una penalizzazione. Investire nella digitalizzazione della scuola pubblica significa mettere la tecnologia al servizio delle famiglie, affinché sia uno strumento di inclusione sociale”.
Sul fronte sanità è invece intervenuta Anna Maria Bigon, vice presidente della Quinta commissione: “Nel Prrr la Giunta ha indicato investimenti per 3,8 miliardi, spesso replicando quello che è già presente nelle schede ospedaliere. Ma per quanto riguarda la sanità pubblica dobbiamo avere degli obiettivi per il futuro. Ad esempio investendo non solo per ristrutturare gli ospedali, bensì per ammodernarli realizzando camere singole che permettano l’isolamento la riduzione dei rischi da infezione. E ancora potenziare in tutta la Regione la medicina di territorio e la strumentazione tecnologica per i distretti in modo che la sanità pubblica faccia ciò che deve fare: diagnosi precoce, screening gratuiti e vaccinazioni. Anche in questo campo va rafforzata la digitalizzazione così da assicurare la connessione con i sistemi di assistenza medica, infermieristica e terapeutica ambulatoriale per garantire ai pazienti un’assistenza e cura coordinata e continuativa”.
Francesca Zottis, vice presidente del Consiglio regionale, si è concentrata sulla transizione verde, con riferimento ad acqua e agricoltura. “Da associazioni di categoria, consorzi e non solo, emerge forte la necessità di mettere in sicurezza il territorio e di avviare con urgenza il Piano invasi, con opere che finalmente, dopo anni di progettazione, vengano realizzate. Sono interventi strategici che permettono da un lato un risparmio della risorsa idrica favorendo la competitività delle imprese agricole e dall’altro di ridurre il rischio di alluvioni e frane: abbiamo visto negli ultimi anni le conseguenze dei cambiamenti climatici, con eventi non più sporadici. Crediamo inoltre che il sistema agricolo dovrebbe essere maggiormente valorizzato, specialmente per quanto riguarda la R&S (Ricerca e sviluppo) e le numerose aziende giovani che ad oggi non riescono a trovare dalla Regione sufficiente supporto alle loro progettualità. Si tratta di sostenere le piccole realtà con produzioni locali che hanno bisogno di essere messe in rete per riuscire a competere con il sistema della grande distribuzione”.
Infine Andrea Zanoni, presidente della Quarta commissione, è intervenuto su transizione energetica: “In Veneto abbiamo potenzialità inimmaginabili non sfruttate per quanto riguarda le rinnovabili, soprattutto il fotovoltaico, per arrivare a quella decarbonizzazione che ci chiede l’Ue perché è una delle cause dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento dell’aria. Potremmo diventare la Silicon Valley d’Europa con le nostre aziende che già in passato fornito la tecnologia per satelliti di Nasa e Esa, ottenendo così due obiettivi in un colpo solo. Altro settore a cui guardare con la massima attenzione è l’acqua: in Veneto abbiamo 2891 siti inquinati censiti da Arpav con costi elevatissimi per le aziende e pubbliche amministrazioni perché per prelevare acqua buona sono costretti ad andare sempre più in profondità; dobbiamo tutelare questa risorsa, evitando ad esempio di concedere ulteriori escavazioni di inerti sotto falda, anche fino a 60 metri di profondità, come accaduto di recente in provincia di Treviso”.
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