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La rubrica del venerdì: la figura di don Luigi Sturzo nella Politica

3 minuti di lettura

Nel 150esimo anniversario della nascita e nel 100esimo della fondazione della DC, continuiamo l’analisi della poliedrica figura di raffinato uomo di cultura, di religioso irreprensibile e politico di spicco di:

Don Luigi Sturzo

 
La questione centrale dell’intera opera politica di Luigi Sturzo è fondata principalmente sulla possibilità e il diritto di ridare voce in politica ai Cattolici, che dopo l’istituzione del non expedit, avvenuta nel1868 durante il Regno d’Italia, ne erano stati esclusi dalla Chiesa di Roma. L’expedit venne abolito poi con l’avvento e l’instaurazione della Repubblica nel 1943. Don Luigi Sturzo però per coerenza ne rispettò il divieto anche dopo non iscrivendosi neppure alla Democrazia Cristiana che nel frattempo, su proposta di Alcide De Gasperi, aveva preso il posto del PPI fondato da Luigi Sturzo nel 1921.
 
Il PPI era ispirato alla dottrina sociale della Chiesa col quale Sturzo intendeva reclutare le classi più povere e più deboli della società, non solo del suo tempo, ma di sempre, i contadini e gli operai. Ne fu Segretario per soli due anni, durante i quali nonostante si fosse opposto energicamente all’appoggio da parte dei suoi rappresentanti in parlamento, alla formazione di un nuovo governo da parte di Benito Mussolini, alcuni iscritti al PPI, disobbedendo, votarono a favore consentendo a Mussolini l’accesso alla scalata verso la dittatura. Sturzo, conoscendo l’indole e le ambizioni di Mussolini, ne aveva intuito le intenzioni e di conseguenza aveva messo il veto. Da allora in poi ingaggiò una opposizione ferrea alla sua politica prima ed una lotta spietata e continua durante la dittatura. Per sfuggire alle carceri del regime fascista scelse spontaneamente di andare in esilio, prima in Francia e in Gran Bretagna e poi in America. In esilio scrisse diverse opere di Sociologia indirizzate non solo all’Italia, ma anche a tutte le Nazioni del mondo, nelle quali spiegava i vari modi ottimali di gestire la cosa pubblica che erano quelle di riuscire a governare in maniera onesta, corretta, e rivolgendo sempre la propria azione al bene comune e al miglioramento della vita dei propri cittadini.
 
E deve essersi rivoltato con rabbia nella tomba l’anima santa di don Luigi Sturzo, quando nel 1992 le indagini del giudice Antonio Di Pietro scatenarono il finimondo nel mondo politico vigente in Italia, durato circa una trentina d’anni dopo la morte di Sturzo che riuscirono a smantellare un sistema viziato da tangenti e scorrettezze senza precedenti. In appena un paio d’anni di accuse, processi e condanne, vennero vanificati il duro lavoro, le fatiche ed il superamento di tutta una serie di ostacoli incontrati da Dirigenti del calibro del Senatore a vita Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Mario Scelba, Amintore Fanfani, Ciriaco De Mita durante la loro laboriosa e difficile carriera politica. La causa scatenante fu certamente l’ingordigia dei Dirigenti dei vari partiti presenti allora in Parlamento che avevano riposto in un cassetto la politica pulita e facevano il bello ed il cattivo tempo, ingenerando il malcostume nell’operato degli imprenditori compiacenti e scorretti. In primo piano allora si trovò proprio la Democrazia Cristiana, che aveva instaurato invece un sistema non certo basato sull’altruismo e dedito a risolvere i veri problemi del Paese, come lo concepiva Sturzo, puntato a creare lavoro, a sconfiggere la povertà, basato sui diritti umani, bensì un sistema basato esclusivamente sul favoritismo, condizionato dalle tangenti per appalti, consulenze, favoritismi a bizzeffe e clientelismo a cuor leggero.
 
Durante tutto il periodo del regime di dittatura fascista, don Luigi Sturzo, dall’esilio, riuscì a mantenere vivi i contatti con i suoi discepoli alcuni dei quali erano rimasti in Italia in anonimato e altri all’estero in esilio anche loro, distribuendo pareri, consigli e suggerimenti circa il comportamento durante quel tremendo periodo e soprattutto preparandosi al periodo che sarebbe succeduto dopo il criollo di Mussolini. E quando, finita la guerra e sconfitto il fascismo, fu nominato Senatore a vita dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi nel 1952, continuò ad esercitare quell’importante ruolo di guida e maestro, attraverso i giornali, e di indiscusso leader politico al disopra delle parti, per tutti i Deputati  e Senatori Democristiani, dalla Casa Generalizia delle Suore Canossiane di Roma dove era ospite e dove si spense nel 1959 alla veneranda età di ottantasette anni; fu sepolto a Caltagirone, sua città natale, in un Mausoleo nella Chiesa del Santissimo Salvatore.
 
 

A cura di Nuccio Sapuppo

 
Photo Credits: romasette.it

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