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Cgil: “Donazzan canta Faccetta Nera, Zaia ritiri le deleghe all'assessore”

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“Non è la prima volta che l’assessore Elena Donazzan esterna, ostentandolo, la propria dichiarata fede al fascismo. Lo ha fatto più volte attraverso dichiarazioni e comportamenti. Immaginare che sia la stessa Donazzan ad assumere un comportamento coerente rassegnando le dimissioni dal proprio incarico istituzionale è pura utopia” afferma Ivan Bernini, segretario generale della Fp Cgil Veneto.
 
“Coerenza vorrebbe che se hai giurato fedeltà alla Repubblica Italiana ed alle sue libere Istituzioni, osservandone la Costituzione e le Leggi, non puoi al tempo stesso dichiararti orgogliosamente fedele a quei valori che continuano a negare la Costituzione.
Coerenza vorrebbe che se non ti riconosci nella Costituzione e rimani nostalgica al fascismo non dovresti assumere incarichi istituzionali e di rappresentanza previsti dalla Carta fondamentale del nostro Paese che prevede espressamente i valori della democrazia e dell’antifascismo.
Coerenza vorrebbe che se scegli di essere la signora Donazzan, fascista convinta, devi dimetterti dall’essere soggetto di rappresentanza istituzionale per milioni di cittadini veneti.
Proprio perché fascismo e Costituzione non sono compatibili.
 
Ma siccome essere coerenti rinunciando a migliaia di euro è cosa che pochi fanno, ci aspettiamo che non arriveranno le dimissioni dell’assessore. La signora Donazzan può continuare ad essere libera di pensarla come ritiene proprio e grazie alla nostra Costituzione. Continuando a rimanere nel brodo di cultura negazionista della storia del nostro Paese. Ma da cittadina, appunto da signora Donazzan, non da rappresentante istituzionale e da assessore.
 
Per tali ragioni riteniamo debba essere il Presidente della regione Veneto, che nomina gli assessori e decide la composizione della giunta, a ritirare le deleghe all’assessore Donazzan e a ricomporre la giunta. Il presidente ha più volte richiamato in occasione delle celebrazioni della Repubblica e della Resistenza i valori della Costituzione e dell’antifascismo.
Pensiamo – conclude Bernini – che in coerenza ai suoi richiami sia corretto e necessario che, a fronte dell’ennesima ostentazione della propria fede fascista da parte dell’assessore, che non può essere confusa con una goliardata, il Presidente assuma una scelta politica chiara e netta”.

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