Nel bosco adiacente il paese di Acerbo, a 30 miglia dalla città di Noncè, su una piccola collina una grande vecchia quercia fa ombra al prato di tarassaco e achillea dove vengono al pascolo le capre di Thomas. Il pastore si riposa alla sua ombra e lascia che i cani, bianchi e neri, tengano ferme le capre perché non rotolino giù e si perdano nel bosco.
Oramai per la grande quercia è giunto il tempo di ritirarsi. Col vento e la pioggia i suoi rami si spezzano, le foglie volano via, e a passo lento lascia la collina per scendere nella palude, dove troverà abbondanza di pesci, farfalle e lombrichi con cui giocare e godersi così la frescura e abbondanza dell’acqua che tutto lava anche i suoi ricordi. Sono finite le sue fatiche per tenere su la sua chioma, tormentata dagli uccelli, battuta dalle tempeste e dalle saette, inaridita dalle arsure estive, e ora anche intristita dalla solitudine.
Ormai prossima alla riva della grande azzurra laguna, con un ultimo slancio la quercia gettò i suoi ultimi semi. Alcuni caddero vicino e furono letizia per furetti e castori. Solo due riuscirono a salvarsi, calpestati uno dalla volpe Cordiale, l’altro dall’orso Mago.
Joele e Just, i piccini della grande quercia dopo un anno, quando il sole aveva ripreso a scaldare la collina ed erano comparsi i primi fiori di campo, fecero capolino dalla terra ancora umida di brina. Joele fu il primo ad affacciarsi e a salutare l’aria e la luce. Infatti la volpe Cordiale col suo piede leggero aveva immerso la ghianda appena sotto la superficie di terra. Ma l’orso Mago con la sua zampa pesante aveva sprofondato l’altra ghianda ben al di sotto.
Mentre le prime foglie di Joele comparivano alla superficie, le radici di Just si rinforzavano e allargavano. All’inizio i due germogli sembravano uguali ma quando passarono due inverni la differenza era evidente. Joele era di un tronco sottile e aveva piccoli rami che facilmente si piegavano. Mentre Just con le sue già ben impiantate radici mostrava tutto il suo vigore. Neanche le capre di Thomas osavano avvicinarsi a Just, mentre brucavano le foglioline di Joele e calpestavano le sue fragili radici.
Passarono 15 inverni, Just e Joele erano già grandicelli. Just disse a Gioele: fratello mio ora siamo adulti e dobbiamo da soli vivere accanto al bosco, noi padroni della terra e dell’aria, ombrello per gli uccelli, dimora per insetti e farfalle, nutrimento degli animali, ammirazione per i giganti dalle grosse mani che vengono a raccogliere i nostri rami per farne legna da ardere. Tutto il bosco ora ci porta rispetto e gratitudine. Siamo noi i sovrani che dobbiamo regnare e aveva la voce forte e bassa.
Si, fratello Just, ma la tua forza è superiore alla mia, che faccio fatica a superare ogni inverno, assalito dalle saette e dai roditori, da cui devo difendermi. Non temere, disse Just. Nessuno oserà competere con me. Nessuno si potrà avvicinare a te senza il mio permesso. La mia chioma ti proteggerà dalle tempeste di vento, non ci saranno le fiamme dei giganti a impressionarci, le terrò a bada sventolando la mia chioma per spegnere gli incendi e allontanare gli animali molesti.
Passarono altri venti inverni e Just mantenne la parola data. Joele, la quercia fragile, tra un malattia e l’altra, continuava a vivere, sicuro per la protezione di Just.
Il capo dei giganti di Acerbo parlò a Just: ora il bosco non ci dà più la legna, siamo diventati in tanti ad Acerbo e la legna non ci basta. Tu Just sei forte e sano, mentre tuo fratello Joele stenta a crescere e i suoi rami secchi diventano sempre troppo pochi per noi giganti. Il capo dei giganti propose a Just un grosso premio: ti daremo un liquido magico che spruzzeremo sui tuoi rami per proteggerti dagli insetti che ti molestano, così crescerai di più e sempre più forte. Ti cureremo perchè tu diventi il nostro albero magico. Danzeremo intorno a te e diventerai il nostro sacro sovrano a cui doneremo acqua e concime tutto l’anno, e foglie per proteggere le tue radici.
Ma, disse il capo dei giganti, lascia che estirpiamo questo albero più piccolo e debole che non ci è più utile.
Just rimase colpito da tale offerta, davvero allettante e si mise a pensare …
Pensa e ripensa ebbe una idea. Per non scontentare il capo dei giganti, propose a questo: senti amico mio, capisco le vostre necessità e posso provvedere in questo modo. Dividi il liquido magico, il concime, l’acqua e le foglie tra me e Joele. In cambio io ti concedo i miei rami più robusti, è bella legna sai, arde lentamente e dà più calore che i deboli e pochi rami di Joele.
Il capo dei giganti di Acerbo accettò l’offerta. Acqua e concime ci fu in abbondanza per Just e Joele, perché i rami di Just erano molto buoni per dare calore alle case di Acerbo.
Passarono altri anni e Joele aveva raggiunto l’altezza e la robustezza di Just. Ora entrambi potevano dare legna, riparo e nutrimento al bosco e ai giganti, che ne furono riconoscenti e si presero cura di loro per generazioni e generazioni.
Oggi Joele e Just sono le due grandi querce di Acerbo al centro della piazza, uniche piante del bosco che restano testimoni di questa storia.
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