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San Luca Evangelista

3 minuti di lettura

San Luca è una delle figure più affascinanti del cristianesimo delle origini, perché nel suo Vangelo sembra esserci un cuore capace di guardare l’uomo con una particolare tenerezza. San Paolo lo chiama «Luca, il caro medico» e questa definizione sembra quasi diventare la chiave per comprendere tutta la sua opera: Luca conosce le ferite del corpo, ma soprattutto sembra conoscere le ferite dell’anima.

Nel suo Vangelo Cristo appare come il medico misericordioso che non si allontana dal peccatore, dal povero, dal malato, dall’emarginato, da chi ha sbagliato e desidera ricominciare. Non è casuale che proprio Luca ci abbia consegnato alcune delle pagine più commoventi di tutta la Sacra Scrittura: il Padre misericordioso e il figliol prodigo, il Buon Samaritano, il povero Lazzaro, la peccatrice che piange ai piedi di Gesù, il buon ladrone al quale Cristo promette il Paradiso. È come se Luca avesse compreso una verità essenziale: la santità cristiana non consiste nell’essere uomini senza ferite, ma nel permettere alla misericordia di Dio di entrare nelle nostre ferite e trasformarle.

E questa sensibilità emerge anche nella sua attenzione verso i non ebrei. Luca, secondo la tradizione antica, proveniva da Antiochia ed era pagano, e nel suo racconto mostra con straordinaria forza che la salvezza portata da Cristo non è riservata a un popolo, a una classe o a una condizione particolare: è destinata a tutti. Il Samaritano diventa esempio di carità, il lebbroso straniero diventa modello di gratitudine, la vedova di Zarepta viene ricordata da Gesù come modello di fede che apre alla salvezza, e persino coloro che sembrerebbero lontani diventano, nel Vangelo di Luca, capaci di riconoscere Dio là dove altri non lo riconoscono.

Luca è anche l’evangelista della strada. Il suo Vangelo è continuamente attraversato da uomini e donne che camminano verso Cristo, da Cristo o con Cristo. E forse non è un caso che proprio lui sia stato compagno di Paolo nel grande viaggio della missione. Negli Atti degli Apostoli, improvvisamente, il racconto passa dalla terza persona alla prima persona plurale: «subito cercammo di partire per la Macedonia». È come se Luca, dopo aver raccontato la storia della Chiesa, fosse entrato personalmente nella storia che raccontava. Non rimane spettatore: diventa compagno di viaggio, testimone, servitore della Parola.

E quando Paolo è ormai anziano e abbandonato, nella solitudine della prigionia romana, scrive: «Solo Luca è con me». Questa frase, brevissima, possiede una forza immensa. Dice molto di più di una semplice presenza fisica. Dice fedeltà. Dice amicizia. Dice che, quando molti si sono allontanati, qualcuno è rimasto. E forse è proprio questo uno dei tratti più belli di San Luca: egli non è soltanto colui che scrive di Cristo, ma colui che rimane accanto a un apostolo nel momento della prova.

La sua vicinanza a Maria rende poi il suo Vangelo ancora più luminoso. Attraverso Luca arrivano fino a noi parole che hanno attraversato i secoli: «Eccomi, sono la serva del Signore», l’Annunciazione, la Visitazione, il Magnificat, la Presentazione al Tempio, la ricerca angosciosa di Gesù dodicenne.

Sembra quasi che il Vangelo di Luca abbia ricevuto il privilegio di custodire la memoria intima dell’infanzia di Cristo. E al centro di questa memoria c’è Maria, donna dell’ascolto, del silenzio, della fede e della custodia: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». È una frase che sembra descrivere anche Luca stesso. Egli raccoglie, ascolta, conserva, medita e poi consegna alla Chiesa ciò che ha ricevuto.

La tradizione che lo presenta anche come pittore nasce probabilmente proprio da questa sua straordinaria sensibilità verso i volti, i gesti e le scene della vita di Gesù e di Maria. Anche se storicamente non possiamo affermare con certezza che Luca abbia realmente dipinto immagini della Vergine, l’antica tradizione iconografica lo ha amato come pittore della Madonna, quasi a riconoscere simbolicamente che colui che con le parole ci ha consegnato alcuni dei più delicati ritratti evangelici di Maria fosse anche capace di raffigurarla con il pennello.

C’è una meravigliosa unità in tutta la figura di Luca: il medico, l’evangelista, il compagno di Paolo, il narratore della misericordia, il cantore di Maria e il testimone della nascita della Chiesa. Tutto in lui sembra convergere verso una sola grande rivelazione: Dio viene incontro all’uomo là dove l’uomo è più fragile. Il Dio di Luca non è distante dalle miserie umane; è il Padre che corre incontro al figlio, il Samaritano che si china sull’uomo ferito, il Cristo che perdona il ladrone, il Signore che guarda il peccatore con misericordia, il Dio che innalza gli umili e ricolma di beni gli affamati.

Per questo San Luca è, in modo tutto particolare, l’evangelista della misericordia. Non per nulla il sommo poeta, Dante, lo definisce: “Scriba mansuetudinis Christi”, lo scrittore della misericordia di Cristo!

Forse la sua lezione più bella è proprio questa: non dobbiamo avere paura di mostrare a Dio le nostre ferite, perché il Cristo che Luca ci presenta è venuto precisamente per guarirle. Il medico non si scandalizza della ferita: vi si avvicina. E così fa Cristo con ogni uomo. San Luca ci insegna che la misericordia non è una debolezza di Dio, ma la forma più alta della sua onnipotenza; e che ogni vita, anche quella più ferita, può diventare una pagina del Vangelo quando si lascia raggiungere dalla grazia.

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