Italian flag
Città Metropolitana di VeneziaEconomia&LavoroMarca TrevigianaSlide-mainVeneto

Botteghe artigiane in via di estinzione

4 minuti di lettura

In questi giorni di Ferragosto molte attività artigiane hanno abbassato le serrande per la consueta pausa estiva. Per tante botteghe, però, quelle saracinesche si sono chiuse da tempo e, purtroppo, per sempre.

A metterle fuori gioco sono stati una concorrenza sempre più aggressiva, l’aumento dei costi e il profondo cambiamento della domanda, che spesso finisce per penalizzare proprio le realtà più piccole. Anche nella Città Metropolitana di Venezia il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti: negli ultimi dieci anni il numero delle imprese artigiane è diminuito di quasi 700 unità, mentre quello degli addetti ha continuato a ridursi senza interruzioni.

Nel 2025, nel territorio metropolitano veneziano, si contavano poco più di 20.700 artigiani: oltre 1.060 in meno rispetto all’anno precedente, pari a una flessione del 4,9%. A rilevarlo è l’Ufficio studi della CGIA, l’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre.

Nelle città, così come nei centri minori dell’area metropolitana, le botteghe artigiane sono diventate una presenza sempre più rara, tanto da rischiare, in alcuni casi, la vera e propria estinzione. E quando una bottega scompare non si perde soltanto un’attività economica: viene meno anche un presidio di socialità, competenze, tradizioni e identità.

Il progressivo arretramento dell’artigianato sta cambiando il volto dei nostri quartieri e delle nostre piazze, rendendoli più anonimi e impoverendo non solo il tessuto produttivo, ma anche la qualità della vita delle comunità che li abitano.

Sono a rischio le riparazioni/manutenzioni

Già oggi quando si rompe una tapparella, il rubinetto del bagno perde acqua o dobbiamo sostituire l’antenna della Tv trovare un professionista del settore è molto difficile, figuriamoci fra qualche anno. A seguito del progressivo invecchiamento della popolazione artigiana e la corrispondente contrazione dei giovani che si avvicinano a questi mestieri, anche a seguito del calo demografico, è molto probabile che entro un decennio reperire sul mercato un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione/manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo sarà un’operazione difficilissima.

Perché botteghe e negozi di vicinato sono in difficoltà

Negli ultimi anni i negozi di vicinato stanno attraversando una fase di forte difficoltà. Le cause sono molte e dovute ai diversi cambiamenti economici, sociali e tecnologici che si sono registrati nel tempo. Il primo fattore, fa sapere l’Ufficio studi della CGIA, è la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. I grandi supermercati presenti soprattutto a Mestre, a Marcon e le piattaforme online riescono a offrire prezzi più bassi grazie alle economie di scala: comprano grandi quantità di merce, hanno costi unitari minori e una logistica molto efficiente. Il piccolo negozio, invece, acquista poco, paga di più i fornitori e non può competere sul prezzo. Inoltre, l’online offre comodità, ampia scelta e consegna a domicilio, elementi sempre più apprezzati dai consumatori. Un secondo elemento riguarda il cambiamento delle abitudini di consumo. Oggi si fanno meno acquisti frequenti e più acquisti concentrati. Le famiglie hanno meno tempo, si spostano di più in auto e preferiscono luoghi dove possono “fare tutto insieme”. Questo penalizza i negozi di prossimità, che storicamente vivevano su una clientela quotidiana e fidelizzata. C’è poi il tema dei costi fissi elevati. Affitti commerciali, utenze, tasse locali e contributi pesano molto di più su una piccola attività che su una grande catena. Anche brevi periodi di calo delle vendite possono mettere in crisi l’equilibrio economico di un negozio di vicinato, che spesso ha margini ridotti e poca capacità finanziaria. Un altro fattore importante è il declino demografico e l’invecchiamento della popolazionein molti quartieri e piccoli comuni. Meno abitanti significa meno clienti. Inoltre, la scomparsa di servizi pubblici, scuole o uffici riduce il passaggio di persone e rende le strade commerciali meno vive.

L’intelligenza artificiale non ucciderà l’artigianato. Lo selezionerà

L’intelligenza artificiale (AI) sta cambiando tutti i settori produttivi e chi lavora nell’artigianato se lo chiede con particolare urgenza, che ne sarà dei mestieri manuali? Nessuno ha una risposta certa, ma è probabile, sostengono dalla CGIA, che l’AI non farà sparire gli artigiani. Piuttosto, li dividerà in due gruppi. Il primo è quello di chi userà l’AI come un aiutante instancabile. Il falegname potrà avere dieci idee di tavolo in pochi secondi, il muratore preparerà preventivi mentre è ancora al lavoro in cantiere, il ceramista non dovrà più perdere tempo a scrivere post sui social. In questi casi l’AI non ruba tempo: lo restituisce, lasciando più spazio alla vera manualità. Il secondo gruppo è quello di chi si troverà l’AI come concorrente. Succede soprattutto dove il prodotto si può standardizzare: mobili stampati in 3D, abiti “su misura” pronti in un’ora, grafiche create in automatico al posto del designer. Qui il rischio è concreto, perché costa meno e spesso il cliente non riesce più a distinguere un oggetto fatto a mano da uno realizzato da una macchina. Chi se ne avvantaggerà? Chi restaura – un mobile antico non lo ripara nessuna macchina –, chi lavora nel lusso su misura, chi ripara e chi vende soprattutto un’esperienza: corsi, botteghe aperte al pubblico, la possibilità di vedere il gesto artigianale dal vivo. Il pericolo vero, allora, non è che l’AI porti via il lavoro agli artigiani. È che chi la sa usare diventerà molto più veloce di chi lavora “solo con le mani” – e per i clienti sarà sempre più difficile accorgersi della differenza.

Investire nella formazione professionale

Da cinquant’anni il lavoro manuale sconta una svalutazione culturale che continua a pesare, relegato nell’immaginario collettivo a settore marginale, quasi un residuo del passato destinato all’estinzione. Invertire la rotta significa investire seriamente su due fronti: l’orientamento scolastico e l’alternanza scuola-lavoro, restituendo centralità agli istituti professionali che, non troppi decenni fa, sono stati un motore decisivo dello sviluppo economico nazionale. La realtà, però, racconta un’altra storia. Nella percezione comune questi istituti sono scivolati al rango di scuole di «serie B», quando non addirittura di «serie C». C’è chi li considera un parcheggio temporaneo per gli studenti meno portati per lo studio, e chi invece vi si rivolge come ultima spiaggia dopo un fallimento al liceo o in un istituto tecnico, pur di arrivare al diploma.

Il paradosso è servito: mentre l’artigianato attraversa una crisi profonda, gli stessi imprenditori del settore denunciano da anni un problema opposto e speculare, quello di non trovare manodopera disposta ad avvicinarsi a questo mestiere.

Acconciatori, estetiste, gelatai, pizzerie per asporto e informatici sono in controtendenza

Non tutti i settori artigiani hanno subito la crisi. Quelli del benessere e dell’informatica, anche nella nostra ex provincia, presentano dati in controtendenza. Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento degli acconciatori, degli estetisti e dei tatuatori. Nel secondo, invece, sono in decisa espansione i sistemisti, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media. Va altrettanto bene anche il comparto dell’alimentare, con risultati significativamente positivi per le gelaterie, le gastronomie e le pizzerie per asporto ubicate, in particolare, nelle città ad alta vocazione turistica.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
ItaliaSantiSlide-main

Santa Teresa di Gesù bambino: salvare le anime

6 minuti di lettura
Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873, ultima figlia di Louis Martin e…
IstruzioneSlide-mainTreviso

Scuole dell'infanzia a Spresiano: otto anni di rette azzerate, il bilancio del sindaco Della Pietra

2 minuti di lettura
Otto anni fa, nel 2018, l’Amministrazione comunale di Spresiano ha introdotto un contributo a sostegno delle famiglie che iscrivono i figli alle…
MusicaSlide-mainVenetoVille Venete

Serenissime dimore:

3 minuti di lettura
Tre concerti nel secondo fine settimana Dal 2 al 4 ottobre il Festival itinerante Serenissime Dimore propone tre concerti a Este, Zugliano…